Film MachineCaptivity
di Stefano Montini
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Jennifer Tree, una modella di successo, viene rapita e rinchiusa in una stanza sotterranea sigillata. Il suo aguzzino usa gas e droghe per controllarla, e la sottopone a continue torture fisiche e psicologiche. Dopo alcuni giorni di prigionia, Jennifer si accorge di non essere sola; nella stanza adiacente, un ragazzo è nella sua stessa condizione. Insieme cercheranno il modo di fuggire. Dopo un lungo silenzio, Roland Joffé torna alla regia con nuova grinta. Lasciate da parte l'eleganza classica e le inquadrature larghe di Mission, il regista si infila sottoterra per il più claustrofobico, sadico e caotico film della sua carriera. Attenta ai dettagli ma nervosa e rapida nei movimenti, la cinepresa trasmette la vera paura di Jennifer che, ingabbiata e comandata da un carceriere silenzioso, deve affrontare tutte le proprie paure, rivelate nelle numerose interviste televisive. Come un animale in gabbia, risponde agli stimoli del suo addestratore che la sottopone a prove sempre più inquietanti. La prigionia offerta inizialmente da Joffé nasconde qualcosa: la sensazione che Jennifer sia seviziata dalla propria immagine. Ciò lascia supporre una profondità che, però, Captivity non ha; per questo lo spettatore resta maggiormente deluso. Il film dà pessime risposte agli ottimi punti interrogativi che ha seminato; perciò, la sfida che lancia in continuazione è persa a metà. Voto: 6,5 venerdì 31 agosto 2007 Ogni autore è pienamente responsabile del contenuto delle sue opere. |
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