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Chiamata da uno sconosciuto

di Luca Alessandroni

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Trama e recensione Chiamata da uno sconosciuto

Il terrore corre sul filo: quello del telefono. In una casa isolata sul lago, la liceale babysitter dovrà vedersela con un efferato serial killer (lo vediamo di spalle nel frenetico e simbolico incipit) che stana la sua vittima con gli squilli del telefono. L'epilogo sprofonda nella paranoia mentale post-trauma che è anche quella post-bellica; il "mostro" è uno di noi, un "uomo nero" col suo conflitto irrisolto. Il giardino interno della casa, protetto da una teca di vetro, è il frutto proibito del nostro istinto. Se addomesticato si auto-cannibalizza, sennò rompe gli argini allagando l'Io.

Quello di Simon West è un film sulla paura del terrorismo: che sia mondiale o "ad personam" poco cambia se la violenza è etero-inflitta. Peccato che il regista non utilizzi la macchina da presa per trasmettere suspense, affidata unicamente alla superba architettura della casa, arredata con dovizia nei particolari. Il risultato è comunque positivo se si conta l'esigenza di trasmettere un disagio, ma restano una miriade di spunti narrativi erroneamente solo abbozzati; tra tutti quello della protagonista velocista.

La minaccia portata da un media è tanto più paurosa quanto invisibile. Decifrato il codice comunicativo, il terrore si trasforma in adrenalina ma il pathos della minaccia fantasma svanisce.

Voto: 6

mercoledì 5 luglio 2006

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