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C.R.A.Z.Y.

di Stefano Montini

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Trama e recensione C.R.A.Z.Y.

Zac, quarto di cinque figli, ha un ciuffo di capelli bianco. Per la sua devota madre significa che ha dei poteri e lo fa pregare per le persone ferite. Dopo essere cresciuto ed avere perso la fede, Zac entra in conflitto con il padre che lo crede gay.

Con la nascita del protagonista comincia tutta la storia; il suo primo sguardo sulla madre è il nostro primo sguardo sul film. Per una specie di imprinting cinematografico ora lo spettatore è il protagonista. La narrazione dal punto di vista di Zac non viene quasi mai abbandonata, in modo che qualunque distorsione onirica della realtà sia ammessa.
Rolling Stones, Jefferson Airplane, David Bowie accompagnano negli anni i personaggi. Il film è ambientato tra il '60 e la fine degli anni '70. Siamo quello che ascoltiamo. Vallée dà un ruolo primario alla musica ed ogni spettatore, magari solo per qualche secondo di brano, si lascia andare ai ricordi.
Anche la scenografia è piena di poster di cantanti e dischi. Sulla parete della stanza di Zac è riprodotta la copertina di "Dark side of the moon" dei Pink Floyd, uno degli album più usati nel film. Sette colori che uniti diventano uno solo più forte: il bianco. Oppure il bianco che si scompone in sette. Sette come i componenti di questa famiglia. Ognuno molto diverso dagli altri, ma comunque a suo modo necessario. Come per ricostruire il titolo del film serve l'iniziale del nome di tutti i figli.
Zac, nato "speciale", ha bisogno di anni per sapere chi è. I suoi vari look sono il simbolo della sua confusione. Nascondono tutte le sue debolezze. Non si può accettare perché la sua famiglia non l'accetta. Per conoscersi se ne andrà (addirittura) fino a Gerusalemme per poi tornare al suo posto in quel fascio di luci colorate.
Yaaaawn. L'unico difetto palese del film è la lunghezza eccessiva. Tutta l'ultima parte si trascina senza avere più niente da dire, ma comunque senza annoiare. Raggiunta, insieme a Zac, la fine del viaggio, niente di quello che viene dopo può intaccare lo spettatore.

E' difficile accusare Jean-Marc Vallée di qualcosa (come aver lasciato troppo abbozzati alcuni fratelli di Zac) perché sembra un'opera molto sentita e delle scelte devono essere state fatte dall'Uomo e non dal regista.

Voto: 7,5

lunedì 4 settembre 2006

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