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Crossing the bridge - The sound of Istanbul

di Stefano Montini

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Trama e recensione Crossing the bridge - The sound of Istanbul

Non un film ma una missione: registrare - e se possibile capire - il suono di Istanbul.

Un documentario su una città di solito ne mostra i luoghi significativi, quelli storici e quelli più particolari. Ma in questo caso Istanbul è uno sfondo, o la custodia di uno strumento, a cui si lascia giusto il compito di congiungere le scene. Il film è solamente suono, un viaggio tra musicisti. Istanbul è la città delle contraddizioni: a metà tra vecchio e nuovo, oriente e occidente, ricco e povero, la musica sembra davvero l'unica cosa che possa unire gli estremi. La tradizione turca viene evoluta in rock e hip-hop, ma i vecchi cantanti sono ancora punti di riferimento. Non ci può essere rottura/stonatura tra le diverse anime della città. Se la musica è fatta da uomini e strumenti è anche vero che la musica è lo strumento degli uomini per avvicinarsi e risolvere i problemi. Dal documentario sembra che la gente abbia davvero molta fiducia nella musica.
Fatih Akin ha il merito di fare entrare la Turchia moderna, un paese (soprattutto cinematograficamente) sconosciuto, in Italia e di darne un'immagine fresca e giovane.

La prima parte della pellicola dà una forte spinta al ritmo del film, che poi cala fino ad arrivare ad un finale lento e visivamente statico. Questo andamento è sicuramente voluto, ma sullo spettatore provoca uno strano effetto ninna nanna.
Provare per credere.

Voto: 6

mercoledì 20 settembre 2006

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