Film MachineDeath Race
di Luca Alessandroni
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Nell'anno 2012 lo Stato cede tutto ai privati. Anche il carcere di massima sicurezza Terminal Island diventa un'azienda amministrata da una direttrice che sembra possedere la vanità dell'onnipotenza hitleriana. E' lei che ha creato la Death Race, una corsa automobilistica tra carcerati acquistabile, in diretta mondiale, su internet. Chi vince 5 gare è libero, chi perde muore in pista. Figlio del binomio "donne-motori" e della tradizione dei videogiochi sulle corse automobilistiche clandestine, Death Race affoga nel sangue ogni tentativo di analisi sociale e sublima il sesso nel ménage à trois tra vettura "super-truccata", pilota e team a cui appartiene. Lo spettacolo è garantito da ritmo e adrenalina costanti, il clima da "fanta-un po' di tutto" fondato sulle crisi attuali fa della pellicola un'indovina dell'imminente, i galeotti neri e machi che se non fossero "dentro" farebbero i rapper rendono il tutto trash e più americano, e le macchine sono vere e proprie protesi viventi di chi le guida. Insomma, teorizzava un poeta post-moderno morto in un incidente d'auto nell'albo 106 di Dylan Dog, "le automobili hanno un motore-cuore, delle gomme-arti, e funzionano con benzina-sangue, perché non dovrebbero avere anche un'anima?" In Death Race i "buoni" (che sono i meno cattivi) non muoiono, anzi costituiscono il prototipo di una nuova famiglia allargata: ci sono il duro dal cuore tenero e la pelle bianca, il nero dalla dubbia identità sessuale, la bambina con gli occhi della madre assassinata e la topona di turno, che è mulatta. E vissero tutti felici e contenti... Voto: 7 martedì 9 dicembre 2008 Ogni autore è pienamente responsabile del contenuto delle sue opere. |
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