Ben è un noto produttore di Hollywood che se la deve vedere con la sua vita disastrata: due mogli da cui ha divorziato, di una delle quali è ancora innamorato; tre figli da crescere; ma soprattutto, film da produrre, assecondando gli eccentrici capricci di manager, attori, agenti e chi più ne ha più ne metta.
Barry Levinson è un regista poliedrico e dalle innumerevoli sfaccettature. Durante la sua lunga carriera, ha diretto pellicole dei più disparati generi, alcune delle quali ascese al rango di film davvero memorabili. Giusto per citarne qualcuno, ricordiamo Good Morning, Vietnam, Rain Man e Sleepers. Un paio di anni fa, Levinson aveva fatto ridere mezzo mondo grazie al divertentissimo L'uomo dell'anno con Robin Williams ed ora torna nelle nostre sale con questo Disastro a Hollywood (titolo originale: What Just Happened?). Con questo lavoro, Levinson sembra voler dare una sorta di messaggio, una lezione, o semplicemente fare un punto della situazione dall'alto della sua pluridecennale carriera. Un dissacrante, spietato e probabilmente stanco sguardo sulle dinamiche hollywoodiane; questo e molto altro è il film realizzato da Levinson e tratto dal romanzo di Art Linson, autore anche della sceneggiatura.
Il regista statunitense riesce innanzitutto a dotarsi di un protagonista d'eccellenza: il mitico "Bob" De Niro; a lui onere e onore di vestire i panni di Ben il produttore. Ma Levinson mette a segno anche un altro colpaccio e riesce ad assicurarsi niente meno che le prestazioni di Sean Penn e Bruce Willis nei dissacrantissimi ruoli di loro stessi, il che aggiunge vitalità e freschezza alla già vibrante ricostruzione hollywoodiana del film. Il risultato di tutto questo è Disastro a Hollywood: un'opera magistralmente realizzata ed interpretata, una brillante e divertente commedia ma anche un profondissimo dramma. Il dramma di Ben, un uomo dalla vita a pezzi, la cui routine giornaliera consiste nel correre da un luogo all'altro e nel parlare al cellulare, attività svolte molto spesso contemporaneamente. L'assurdità della condizione del protagonista, incapace di dedicarsi alle persone che ama a causa delle schizofreniche, inconcepibili pretese di attori e registi, crea nello spettatore un riuscitissimo senso di ansia e oppressione, che non trova risoluzione durante lo svolgimento della narrazione. Come una novella Alice nel paese delle meraviglie, Ben è costretto a separarsi e dire addio al suo mondo autentico e vero, quello degli affetti, per dedicarsi alla folle ed inutile corsa verso il successo di Hollywood, unico mezzo che conosce per assicurare alle persone che ama la stabilità che non riesce a trovare per sé.
Disastro a Hollywood è molto più di una commedia. E' il ritratto spietato di una condizione assurda, tipica non solo del settore cinematografico ma della società contemporanea in genere. E' anche una denuncia di questa condizione, forse. O forse è solo il racconto di uno che di assurdità, nella sua carriera, deve averne viste davvero tante. Ad ogni modo, un ottimo film. Si ride meno di quanto ci si potrebbe aspettare, ma questa mancanza è più che compensata dallo spessore che la pellicola possiede sotto ogni aspetto.
Voto: 8
giovedì 23 aprile 2009
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