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Doppia ipotesi per un delitto

di Andrea Sorcinelli

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Trama e recensione Doppia ipotesi per un delitto

Ford è un procuratore distrettuale candidato a sindaco, Danny è un nome fantasma dietro cui si è nascosto il più potente malavitoso della città. Nora è la bella assistente di Ford che ha ucciso nel suo letto un uomo che tentava di stuprarla. Luther dice di sapere che le cose sono andate diversamente. Che bel macello, eh?!

Questo film solleva (o meglio risolleva) una vecchia domanda, un ancestrale quesito che inquieta il sonno degli uomini dall'alba dei tempi: può un'opera artistica essere completamente inutile? La risposta che fornisce il film è affermativa: sì, è possibile. Il regista e sceneggiatore Wayne Beach sforna un autentico polpettone. Il film è in tutto e per tutto uno scopiazzamento ed un collage pasticciato dei classici del giallo all'americana, primo fra tutti I soliti sospetti, di cui cerca tra l'altro di scimmiottare maldestramente il finale. Non manca assolutamente nulla: il protagonista conflittuale e un po' paranoico, la bellissima infame, i misteriosi personaggi in equilibrio tra legge e caos, la mancanza di tempo con relativo senso di ansia crescente. Il tutto scritto e diretto senza la benché minima consapevolezza di cosa si stesse facendo. La regia è banalissima, didascalica ed insopportabile, la narrazione procede seguendo il dogma "più incasino le cose più divento intrigante", cosa che dalla metà del film in avanti funziona anche, regalando rari ma intensi momenti di coinvolgimento, ma che si perde miseramente in un finale telefonato e che cerca fastidiosamente di essere più affascinante di quanto non sia. I dialoghi, a parte qualche azzeccatissima ma occasionale alzata d'ingegno, sembrano scritti da un bambino di sei anni affetto da manie di onnipotenza (senza nulla togliere alla fantasia dei bambini). Il film in generale sembra più che altro un pretesto per mettere in mostra doti, recitative e soprattutto fisiche, della bella e bravina Jolene Blalock, mentre un redivivo Ray Liotta appare svogliato, piatto, freddo ed assolutamente ridicolo in quasi ogni espressione. Unica nota completamente positiva: LL Cool J, bravissimo e sottovalutato attore (nonostante il nomignolo insopportabile). Insomma, sarebbe bello poter dire il contrario ma questo non è un bel film. Tutti i suoi elementi si stabilizzano su una mediocre imitazione di classici del genere, e il tutto risulta difficilmente digeribile. Lo si guarda con tranquillità e serafica rassegnazione, in impassibile attesa di una svolta che non arriverà mai. Non è che il tutto sia particolarmente brutto o noioso. Semplicemente, è un film del tutto inutile, privo di stile e di un qualsivoglia messaggio da trasmettere. Piattezza totale e assenza di gusto. Ma tutto sommato, non brutto.

Un'ultima questione resta da chiarire: ma perché se il titolo originale di un film è un carino Slow Burn nel nostro Bel Paese deve diventare un orrendo e vergognoso Doppia ipotesi per un delitto? Chi è, in ultima analisi, che sceglie come tradurre i titoli dei film?

Voto: 5

sabato 5 maggio 2007

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