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E venne il giorno

di Luca Alessandroni

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Trama e recensione E venne il giorno

Un parco di New York, prima mattina di un giorno qualunque. Un uomo comincia a camminare all'indietro, alcuni passanti si fermano di scatto e pronunciano parole senza senso, una donna sfila il fermacapelli dalla sua acconciatura per conficcarselo nel collo. A pochi isolati di distanza, gli operai di un cantiere si gettano dalle impalcature. Un collega li vede cadere dal basso, come se dal cielo piovessero uomini. Il professor Elliot Moore carica moglie e amico del cuore con figlia su un treno diretto a Philadelphia. Ma lo strano fenomeno dei suicidi di massa sembra interessare tutto il nordest del Paese.

Lezioncina ecologista a parte, l'ottavo film di M. Night Shyamalan si rivela un thriller stile classico di buona fattura: la sceneggiatura snella dosa bene l'angoscia del concept mantenendo alta l'attenzione dello spettatore, la musica accompagna e non domina l'azione, il sangue che si vede è sostituito dal racconto del sangue; perciò la paura è più reale e non degenera in disgusto. La regia, pulita, lineare, quasi mai emotiva e con pochi fronzoli, non perde il contatto con la storia; un ralenti maldestro e qualche opinabile camera a mano non inficiano un prodotto che, sin dai titoli di testa, richiama filosofia e immaginario hitchcockiani. Girato tra New York, Parigi e Philadelphia in soli 44 giorni, E venne il giorno trova un valido compromesso tra il cinema blockbuster e quello inteso come esperienza sensoriale, quasi mistica, già sperimentato con insuccesso (di pubblico) da Shyamalan in Lady in the water. Qui l'uso improprio di un mezzo popolare trasformò l'indiscussa bravura del regista indiano in presunzione mista ad onnipotenza, facendogli perdere il consenso di quel pubblico che l'aveva amato in The Sixth Sense - Il sesto senso.

Cosa accadrebbe se la Natura si ribellasse allo strapotere dell'uomo? A questo pensava un dì Shyamalan guidando per le strade della "sua" America. La stessa cosa dovrebbe frullare nella testa di Mark Wahlberg, il monolitico protagonista del film; ma la faccia dell'attore si fossilizza dopo lo spauracchio iniziale, e non si capisce più se il professor Moore pensi a come salvarsi le penne o a come smacchiare i jeans sporchi con l'erba di campo.

Voto: 8

sabato 14 giugno 2008

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