Ho smarrito il senso del cinema o posso rimanere "incantato" da una favola?
Non ho più spiegazioni da "snocciolare" alla ciurma o cerco, puntando i denti, una ghianda per nutrire la testa?
I preconcetti da intellettuale illuminato si sciolgono al sole della ragione.
Un'inondazione di diletto sgretola l'autocontrollo della roccia.
E la tigre si tuffa, supera la paura del ridicolo.
Io devo ancora giustificarmi perché ho voglia di ridere e sentirmi bene.
Gli intellettualoidi, quelli che leggono l'autore di un film per dire se è bello o no, non me lo perdonano.
Sono come la mammut travestita da opossum: hanno mimetizzato le peculiarità della loro specie.
Si parla di ecologia, inquinamento ambientale ed estinzione delle specie.
Si respira la solitudine, la paura di essere se stessi e la necessità di un etero-riconoscimento.
Si cerca il contatto fisico anche solo fugace, il respiro dell'amico sulla pelle e l'appartenenza ad una comunità multi-etnica.
Per non morire da soli ma "legati" affettivamente.
Che le bestie animate di un cartoon ci insegnino ad essere più umani!
La regia coreografa la storia e ne è in funzione, senza virtuosismi né fronzoli.
Lo stile visivo è minimale, asettico, totalmente impersonale.
Sposa lo straniamento dei protagonisti in esodo.
Bandite ridondanza, melassa e retorica, resta la consapevolezza di migliorarci come uomini e spettatori.
Voto: 8
martedì 25 aprile 2006
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