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The Fast and the Furious: Tokyo Drift

del Ladro di Biciclette

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Trama e recensione The Fast and the Furious: Tokyo Drift

Avvolgete di senso ogni scelta viziata di trame coerenti e dialoghi coscienti.
Il veloce The Fast and the Furious: Tokyo Drift è una giostra, una gara al rally playstation e alla scritta fine sulla coda del film vien da leggere Game Over e si vorrebbe subito fare un altro giro, un'altra partita, magari facendo mattina, pur di battere D.K.-Brian Tee, capo di una banda legata alla mafia giapponese.

Il terzo capitolo di Fast and Furious con la sua Tokyo underground, per quanto poco abbia a che fare col mito del cow-boy, non può non far pensare al west urbano, quello dei "poliziotteschi" italiani anni 70 in cui i buoni non sono poi così buoni, in cui ai cavalli si sono sostituite rombanti auto lanciate a tutta birra per le strade di città, come fossero praterie, e in cui ogni sfida è potenzialmente mortale.

L'adrenalina pompa, le ruote sgommano lasciando pezzi di pneumatico sull'asfalto rovente e il motore è su di giri: il regista Justin Lin piglia divi emergenti Usa, li schiaffa dentro a continue girandole e pirotecnie accelerate, inseguimenti da sballo e bolidi ipercromati(ci), "senza" una storia, "senza" dialoghi, ma il frullato di western suburbano e drag races è pronto per gli occhi.

E qui pare di stare al volante, di sentire il rombo dei motori spaccare i timpani e il tanfo di benzina inondare le narici.
La trilogia ora completa di Fast and Furious è una sola corsia da brivido, una scheggia, un piccolo saggio di ribellione di una generazione senza meta e con le corse come sfogo clandestino.
Macchinette giapponesi al protossido d'azoto, giovani fuorilegge, lucidi esoscheletri di banditi-campioni, il Veloce e il Furioso unisce la tensione delle gare ad alta velocità e gioca spudoratamente sulla sua spettacolarità da street parade, è una corsa della morte di barteliana memoria.
Gioca sulla sua pacchiana immortalità: è un prodotto per teen-ager, ma è un inno all'ultravelocità su strada.
E quando si raccomanda di non emulare quanto appena visto sullo schermo, ciò suona come un buffo palliativo alla bestemmia (contro il codice stradale) che il film incarna. E' un po' come sputare per terra e poi cercare di cancellare il risultato col piede, pensando che magari non stava bene.

Voto: 6,5

venerdì 14 luglio 2006

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