Film MachineFrontiers
di Stefano Montini
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Quattro ragazzi fuggono da Parigi dopo una rapina andata non troppo bene. Decidono di nascondersi per una notte in uno sperduto albergo vicino alla frontiera belga, ma sfortuna vuole che i gestori siano nazisti cannibali. Figlio della recente ondata "di genere" e dei problemi sociali d'oltralpe, nipote dell'attivissimo produttore Luc Besson e cugino dei migliori horror degli ultimi anni, Frontiers si presenta come un film sovraccarico, di colori e di citazioni, ed assolutamente eccessivo, nella violenza e nelle sottotrame. Sangue e fango si mescolano, il concetto di maternità si perde e degenera, la cronaca evolve senza troppa difficoltà in fantapolitica. La regia di Xavier Gens è ineccepibile quanto l'ottima fotografia, ritmo e pathos non subiscono mai cali: merito della lunga gavetta americana di Gens, qui alla sua opera prima. La cosa che distingue Frontiers da molti suoi simili è, se così si può definire, un certo "spessore"; cannibalismo e nazismo non sono semplici pretesti narrativi, ma rivelano uno sguardo, un qualcosa che si spera di ritrovare nei prossimi lavori del promettente Gens. Frontiers sarebbe un ottimo film se solo non si basasse su una troppo fitta rete di citazioni. Il regista ricalca Hostel, The Descent, La casa dei 1000 corpi; lo fa con gusto e abilità, ma a conti fatti è palese la mancanza di un pizzico di originalità. Voto: 6,5 martedì 11 novembre 2008 Ogni autore è pienamente responsabile del contenuto delle sue opere. |
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