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Fur - Un ritratto immaginario di Diane Arbus

di Stefano Montini

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Trama e recensione Fur - Un ritratto immaginario di Diane Arbus

Diane Arbus è l'assistente di suo marito, un famoso fotografo. Sopra casa loro si trasferisce Lionel, un uomo con l'intero corpo ricoperto di peli che produce pellicce e parrucche. Già al primo sguardo scatta qualcosa tra Diane e Lionel.

Se si fosse rappresentata la biografia di Diane Arbus, lo spettatore si sarebbe ricordato soprattutto che Diane ha lasciato il marito. Così il regista Shainberg preferisce creare una favola dal valore simbolico, in cui ogni azione ha un significato che va oltre il gesto in se: Diane abbandona un mondo per un altro, e questo è ciò che si deve ricordare più di date e luoghi; lascia la sua famiglia benpensante alla ricerca dell'anima ferita dei freak. I due mondi sono due appartamenti dello stesso palazzo, nei quali si svolge quasi tutto il film. Nicole Kidman interpreta un'Alice nel paese delle meraviglie che però non vuole tornare a casa; ma la Kidman (bella e brava come sempre) ed il suo nudo non sono bastati per far accedere la pellicola alla grande distribuzione, relegando Fur - Un ritratto immaginario di Diane Arbus ad un successo troppo misero.

Steven Shainberg se la cava bene nel primo tempo, rallentando il ritmo del secondo fino quasi alla noia. Lo stile colorato ed elegante stona gradevolmente con una sceneggiatura folle e dei dialoghi a tratti assurdi.

Voto: 6,5

sabato 4 novembre 2006

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