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Gli amici del Bar Margherita

di Andrea Sorcinelli

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Trama e recensione Gli amici del Bar Margherita

Nella Bologna degli anni '50, un diciottenne di nome Taddeo cerca con ogni espediente di farsi strada tra quelli del Bar Margherita, un bar del suo quartiere frequentato da singolari, strani figuri.

Pupi Avati è sempre stato un regista poliedrico e dalle mille sfaccettature. La sua biografia cinematografica ha sfiorato una moltitudine di generi e sottogeneri. Proprio un annetto fa, ad esempio, ci aveva proposto la sua visione dell'horror con Il nascondiglio, ed ora torna nelle nostre sale con questo Gli amici del Bar Margherita, novello Fellini che ci racconta la sua Bologna, la città che viveva e respirava ogni giorno quando era ragazzo. Circondatosi di un cast composto da grandi nomi del cinema italiano, giovani e meno giovani, Avati crea con la sua macchina da presa un ritratto colorito e vivace del micromondo del bar. La componente autobiografica è marcatamente presente nella struttura stessa della sceneggiatura, e non è difficile identificare nel giovane Taddeo l'autore della pellicola. Questo film è una collezione di ricordi arrangiata sotto forma di commedia, e in quanto tale non è esente da una cospicua serie di problemi. Innanzitutto la sceneggiatura, che sembra un po' indecisa tra una struttura a sketch concatenati ed una narrazione unitaria e corale; per continuare con i personaggi, molti dei quali risultano poco caratterizzati ed incisivi, nonché interpretati con eccessiva leggerezza e distacco. A tutto questo si aggiungano delle trovate che, sebbene interessanti e ben implementate, non riescono a sortire l'effetto comico voluto, ed otteniamo il quadro di un non riuscitissimo film d'autore.

Gli amici del Bar Margherita strizza l'occhio ad un vecchio modo di fare cinema all'italiana, una via che fa della coralità e della leggerezza condite da un pizzico di cinismo i suoi ingredienti principali. Avati dimostra di saper padroneggiare molto bene lo stile e la forma di questo tipo di commedie, ma qualcosa va storto e diverse sbavature e stonature qua e là portano il risultato finale ad essere un po' scialbo, poco interessante, poco divertente.
Una nostalgica visione di un mondo che non c'è, in un film veramente d'autore che dice molto meno di quel che crede.

Voto: 6,5

lunedì 20 aprile 2009

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