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Gomorra

di Stefano Montini

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Trama e recensione Gomorra

Un "trafficante" di rifiuti. Un bambino che vuole diventare grande. Due ragazzi sbandati. Un sarto d'alta moda. Tante storie senza lieto fine per raccontare la camorra.

Bravo Domenico Procacci che, fiutandone il potenziale, aveva comprato i diritti di Gomorra molto prima che il libro di Saviano diventasse un caso letterario. E bravo Matteo Garrone che, lavorando in assoluto anonimato per proteggere la sua troupe, è riuscito a immortalare perfettamente una realtà invisibile. Girato tra Secondigliano e Scampia, con attori presi dalla strada, bambini ed ex carcerati, Gomorra si impone per la crudezza, l'insensibilità e la forza delle sue immagini. Uno stile asciutto, essenziale, con poco montaggio e nessun orpello stilistico, tratteggia una serie di personaggi che non si incontreranno mai. Dal ragazzino che vuole entrare nel giro all'adolescente che si sente Scarface, passando per il sarto abusivo, Garrone, in una realtà sfocata, segue alle spalle i suoi personaggi come fanno i fratelli Dardenne, ma senza simbolismo né messaggi.

Sono davvero pochi gli sfizi artistici a cui il film non rinuncia, ma sufficienti per ricordare al pubblico che Garrone è uno dei più dotati cineasti italiani. Anche i pochi attori professionisti presenti nell'opera si dimostrano bravissimi a non giganteggiare sugli altri personaggi. Insomma, nessuno sul set ha dimenticato l'importanza di Gomorra, e in sala lo si percepisce.

Voto: 7

sabato 17 maggio 2008

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