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Hairspray

di Andrea Sorcinelli

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Trama e recensione Hairspray

Agli albori dei mitici anni '60, nella città di Baltimora, una ragazzina tutta ciccia ed entusiasmo di nome Tracy decide di entrare a far parte a tutti i costi del corpo di ballo di una nota trasmissione locale; un po' perché le piace da impazzire il ballo, un po' perché in quel programma lavora il ragazzo dei suoi sogni (Link alias Zac Efron). Non contenta del successo che riesce ad ottenere, comincia la sua personale battaglia contro la segregazione razziale e l'esclusione dei diversi. Quanto alla faccenda del ragazzo... chi vivrà, vedrà.

Eccoci qua belli spaparanzati di fronte ad un film coloratissimo, movimentato, scatenato, sostanzialmente buono e pacioccone come pochi. Catapultati a calci agli inizi degli anni '60, periodo dai tanti problemi e dalle tante speranze, abbiamo a che fare con mostri sacri come John Travolta, Christopher Walken e Michelle Pfeiffer che si divertono come matti davanti alla macchina da presa. Non parliamo poi dei "giovani idoli dei giovani", primo tra tutti un Zac Efron reduce dal successo di High School Musical che, sguardo acchiappa-ragazze e sorriso malizioso alla mano, porta a termine il suo sporco lavoro di "bellissimo della situazione" in maniera non invadente né prepotente. Ma è in generale tutto il cast a funzionare che è una meraviglia, divertendo e divertendosi lungo tutta la durata del film. Ricordiamoci comunque che stiamo parlando di un musical, e che quindi il punti forti del film sono, come è giusto che sia, le numerose canzoni con relative coreografie, tra l'altro brillantemente ideate e dirette dal regista/coreografo Adam Shankman. A dominare la pista da ballo (ovvero strade e palazzi di una Baltimora razzista e contraddittoria) assieme a Tracy è sempre l'intramontabile Travolta che, quasi fosse una caricatura del celebre Danny Zuko di Grease, si dimena nei panni della grassa e grossa Edna; semplicemente indimenticabile. Ma siccome non tutto è (s)ballo e divertimento, tolta una prima parte allegra e sopra le righe dove ci divertiamo a spararla a zero contro la scuola bigotta e conservatrice dell'epoca, si diventa un pochino più seri e si comincia a parlare di segregazione, di discriminazione razziale e di paura del diverso. Temi questi che percorrono tutto il film, che i diversi siano neri o grassi.
Sta di fatto che anche in questo caso Travolta, Efron & Co. non si dimenticano che sono lì per far ridere e ballare. E proprio questo fanno. Ridono e ballano. E così anche le situazioni più critiche diventano occasione per una bella canzone e un paio di "boiate" in amicizia.
In poche parole, un musical, inzuppato fino al collo nel mondo adolescenziale anni '60, che vuol dire qualcosa ai giovani del 2000, o forse vuole semplicemente ricordare che, in fondo in fondo, non è cambiato poi molto.
Hairspray sceglie la semplicità. Estrema semplicità. A volte anche banale e super buonista, ma mai noiosa. Colore, allegria, movimento e musica. Canto e pulsazioni di mani e di cuori.

Pochi concetti, chiari e potenti. Tanta energia e voglia di vivere. Infine, come ciliegina sulla torta, non dimentichiamoci che essendo questa una produzione "made in Usa", non può mancare una celebrazione per parole (poche) ed immagini (tante, tantissime, infinite) della cultura della liberalità e della libertà d'oltreoceano. Del resto, gli States dovranno pur farsi pubblicità in qualche modo...

Voto: 7

sabato 29 settembre 2007

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