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Half Light

del Ladro di Biciclette

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Trama e recensione Half Light

Faremo finta di non sapere che questa è un'astutissima operazione di marketing per rimettere in pista la rediviva Demi Moore, il tentativo sarebbe di partenza impietoso. Il fatto è che, anche preso di per sé, questo Half Light (effettivamente ambientare tra scogliere e fari delle Highlands scozzesi una storia con i fantasmi è un'arguzia, l'unica di tutto il progetto) mette a dura prova la pazienza anche del più snervato frequentatore del cinema convenzionale. L'autrice di mistery di successo Rachel Carlson (Demi Moore), un anno dopo il tragico annegamento del figlioletto Thomas, affitta un cottage a Ingonish Cove. Naturalmente, un'ora dopo aver fatto l'amore con l'affascinante guardiano del faro Angus McCulloch (Hans Matheson), abbandonato anni prima dalla moglie, comincia a ricevere messaggi sibillini dal figlio morto, mentre l'allucinata Morag (Theresa Bradley) le rivela di vederlo al suo fianco. Tra scenografie e immagini laccate, Craig Rosenberg (After the sunset) si candida autorevolmente a capofila del cinema melodrammatico-menagramo. Il tutto è così deprimente e scontato che non ci si può nemmeno entusiasmare delle suggestioni paesaggistiche e del kitsch, con l'espressione mono-stolida della Playbill Moore (memorabile quando cavalca sulla spiaggia) e il fragile Hans Matheson dagli occhioni celesti, ormai abbonato alle tristi fini (qui si impasta contro una scogliera).
Kate Isitt da par suo fa in un primo momento l'amica del cuore, gentile e premurosa, per poi rivelarsi una morbosa pianificatrice (naturalmente schiatta) come una macchinetta pubblicitaria in onore del "chi fa il doppio gioco la paga cara". Neppure il marito Henry Ian Cusick (Lost, 24) ha provato a crearsi almeno una presenza di una qualche dignità professionale. Insomma un fallimento completo. Una recitazione da teatro parrocchiale al servizio di un copione grigio e banale. Come se, dovendo assolvere un impegno per obbligo e non trovando nulla del materiale a disposizione, avessero tutti lavorato per inerzia, seguendo la "maniera" più superficiale, convinti che il pubblico abbocchi sempre e comunque.

VOTO: 4

martedì 27 giugno 2006

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