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Harry Potter e l'Ordine della Fenice

di Andrea Sorcinelli

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Trama e recensione Harry Potter e l'Ordine della Fenice

Voldemort è qui. L'Oscuro Signore è tornato a ficcare il naso nelle faccende di maghi e babbani e sta radunando una folta schiera di seguaci. Proprio quando si ha bisogno di maghi forti e capaci, ad Hogwarts scorazza a piede libero una docente mentecatta che vuole bandire l'esercizio e la pratica magica in nome della "sicurezza dei ragazzi". Per la serie "le disgrazie non vengono mai sole"...

Finalmente ci siamo. Abbiamo dovuto aspettare sei anni e cinque film ma alla fine ci siamo arrivati: le cose ad Hogwarts cominciano a farsi serie davvero. Signori Oscuri in libertà, malvagie profezie, intrighi e misteri da capogiro, un po' di morte e distruzione e il primo bacio di Harry Potter. Il nuovo episodio della serie magica più fortunata del mondo si presenta subito in maniera più "adulta" dei suoi predecessori, e molti nodi vengono al pettine. Rispetto ai primi due o tre film, questa "puntata" perde notevolmente quella carica esotica di magia, quell'impronta un po' fiabesca ed innocente che ha fatto innamorare tanti fan. Ora si cambia gioco. Lasciando perdere macchine volanti e folletti, qui si parla di Male contro Bene, di Mangiamorte, di Lord Voldemort. Si parla di caos e distruzione. Le atmosfere dark e perfide che avevano cominciato, già dal terzo film, a pervadere la saga del maghetto più simpatico del globo trovano in questo episodio pieno compimento, e finalmente si vede un po' di sana magia "seria". La gente si fa male, qualcuno muore anche. I cattivi ci sono, si vedono e non hanno paura di usare devastanti incantesimi. I buoni rispondono con altrettanta convinzione. Tutto questo dà vita ad un balletto di luci e ombre, di effetti digitali e acrobazie che, senza mai calcare troppo la mano, enfatizzano al punto giusto la grandiosità dei duelli "all'ultima bacchetta". Anche le sequenze ambientate ad Hogwarts, che vedono protagonista la professoressa-inquisitrice bigotta ed oscurantista, possiedono una carica drammatica fuori dall'ordinario, pur essendo ovviamente più giocose e serene di quelle ambientate "sul campo di battaglia". In maniera ancora più marcata degli altri episodi, questo film riesce ad equilibrare quasi alla perfezione stili e chiavi di lettura diverse. David Yeats, sconosciutissimo regista inglese, compie magie con la macchina da presa. Non sbaglia un colpo. Alle classiche panoramiche aeree (alle quali ormai una certa parte di pubblico è assuefatta) alterna inquadrature e movimenti ricercati e dalle enormi possibilità interpretative. Non è facile infondere arte e profondità in un prodotto che ha come primo obiettivo quello di portare soldi in tasca ai produttori, eppure Yeats e soci ci sono riusciti in buona parte grazie ad una sceneggiatura scritta magnificamente e ad una regia eccelsa e precisa (dove serve). Il cast poi, da Gary Oldman a Ralph Fiennes, passando per Helena Bonham Carter e Imelda Staunton, è semplicemente, assolutamente divino. Unico difetto del film: è commerciale. Come tale, deve attenersi a certi standard e non può osare troppo. Ma dove può non perdona. Gli autori si sono presi tutti gli spazi di manovra che si potevano permettere.

Insomma, pollice in su per questo episodio di una saga che, grazie alle trovate della sua autrice, riesce sempre di più a coinvolgere con intelligenza e profondità grandi e piccoli. La dimostrazione di come "commerciale" non significhi automaticamente brutto o superficiale.
Bravi. Molto, molto bravi.

Voto: 8

venerdì 13 luglio 2007

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