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Hitman - L'assassino

di Andrea Sorcinelli

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Trama e recensione Hitman - L'assassino

Agente 47, la sua missione è uccidere il presidente russo Belicoff. Dovrà recarsi a San Pietroburgo e da lì riceverà ulteriori istruzioni. Il Cliente afferma che è probabile un tradimento e un tentativo da parte della nostra Organizzazione di incastrarla. E' inoltre altamente probabile che lei si trovi a che fare con una graziosa ragazza russa di nome Nika, che potrà mettere in subbuglio il suo perfetto addestramento da killer professionista. Accetta il lavoro?

Sette anni or sono, nel vecchio e caro 2000, la IO Interactive sviluppò, per la nota software house Eidos Interactive, il videogioco Hitman: Codename 47. Il gioco ebbe subito un gran bel successo, fenomeno sostanzialmente imputabile a due fattori: innanzitutto, era forse il primo prodotto in grado di simulare in maniera seria e coinvolgente la vita del killer professionista, mettendo in campo tattiche e tecniche elaborate e divertenti; in secondo luogo, la trama era decisamente stimolante: l'Agente 47 faceva parte di una serie di uomini, identificabili da un codice a barre tatuato sulla nuca, creata in laboratorio da uno scienziato pazzo rumeno. Sfuggito al suo "inventore", venne contattato dall'Agenzia e assunto come killer professionista. Da qui in poi, il gioco era un continuo emergere di misteri e intrighi, parallelamente all'aumentare dei dubbi esistenziali del povero 47 che, sebbene uomo artificiale, non riusciva a non farsi domande su se stesso, sui suoi istinti e sulla moralità di ciò che faceva. Perché vi sto raccontando tutto questo? Fondamentalmente perché nel relativo film uscito nella sale non vedrete traccia di tutto ciò. Il regista Xavier Gens e il suo equipaggio abbandonano quasi completamente il lato psicologico e cospirazionista che pervade il videogioco e impacchettano un film che accenna solo per sommi capi la natura di 47 (come nella poetica sequenza iniziale), concentrandosi sulla pura azione. Salti, spari, omicidi, e via discorrendo. Dobbiamo ammettere che tali sequenze fanno il loro sporco lavoro, riproponendo in chiave filmica le spericolate missioni che i videogiocatori già conoscono, e la cosa è abbastanza divertente. Ammettiamo anche che il cast non si comporta certo male, con un Timothy Olyphant che regge abbastanza bene i panni di 47 ma soprattutto una sconosciuta Olga Kurylenko deliziosa nelle vesti della bella Nika. Ma qui finisce la gloria. La più grande limitazione di questo film è la sua sceneggiatura: chi è 47? Cosa c'entra la scena iniziale? Perché ha il codice a barre? Il nulla più totale. Il film si limita ad accennare qua e là alcuni elementi giusto per ricordare che sì, è veramente un film su Hitman, e dimentica tutto il resto. Lo spettatore che non ha mai giocato alla controparte videoludica rimarrà quantomeno perplesso di fronte alle innumerevoli strade aperte e mai percorse dalla sceneggiatura. Lo stile registico poi è pacchiano e fuori luogo. Cerca continuamente di stupire con voli pindarici e inquadrature che riproducono più o meno maldestramente la visuale da videogioco. Ma Hitman non è questo. Hitman è soprattutto un dramma interiore, e qui si è sbagliato tutto.
Persino la storia tra 47 e Nika, che ricorda troppo il rapporto assassino-bambina di Léon (non a caso tra i produttori del film compare il nome di Luc Besson), non serve a molto, perché anche se conferisce profondità al killer in nero, lo allontana dalla sua vera natura e dai conflitti che lo caratterizzano.

Sembrava impossibile fare un film in grado di banalizzare un videogioco, e invece qui ci si è riusciti in pieno. Complimentoni.

Voto: 5

sabato 8 dicembre 2007

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