Film MachineI padroni della notte
di Andrea Sorcinelli
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La famiglia Grusinsky, orgogliosamente newyorkese, è composta perlopiù da validi e coscienziosi poliziotti. Fa eccezione Bobby, il più giovane dei Grusinsky, che ha deciso di seguire tutt'altra via, gestendo un celebre locale a Brooklyn e dividendo le sue giornate tra la ragazza portoricana e droghe di vario genere. Ma a New York è in corso una guerra in bianco e nero, tra poliziotti e trafficanti di droga. E Bobby dovrà scegliere da che parte stare. I padroni della notte si presenta subito come un'opera decisa e sicura di sé nel rappresentare la guerra spietata tra legge e droga che caratterizza New York, e sceglie di concentrarsi sul vissuto di un uomo che, a cavallo tra i due mondi, vede i vantaggi di entrambi ma sarà costretto ad una scelta, in buona parte forzata dall'amore verso la sua famiglia. In questo senso, tutta l'attenzione del film, a livello tanto stilistico quanto sceneggiativo, è centrata su Bobby e, transitivamente, su Joaquin Phoenix che lo interpreta. E questo può senza dubbio essere additato come l'autentico punto di forza della pellicola. Phoenix è semplicemente magico, e riesce in ciò che solo i grandissimi attori riescono a fare: creare non tanto un personaggio, quanto un uomo. Bobby Grusinsky ci viene presentato come un genuino essere umano e questo senza trucchi narrativi di sorta; sono i gesti, le espressioni, le reazioni, i tic nervosi che il bravissimo Phoenix regala al suo Bobby che lo rendono semplicemente uno dei migliori personaggi portati sulle scene negli ultimi tempi. Il resto del film, dagli altri membri del cast alle scelte di montaggio e regia, è comunque equilibrato e funzionale, e compie egregiamente il suo compito che consiste, in ultima analisi, nel fare da spalla e da sfondo all'assoluto protagonista: Bobby, per l'appunto. In maniera semplice e volutamente sobria e asciutta, quasi a riprendere la tradizione dei gangster movie d'altri tempi, I padroni della notte riesce laddove tanti altri ostinatamente falliscono: creare un personaggio davvero memorabile e raccontarne il travaglio interiore con efficacia. E tutto questo lo si deve in buonissima parte, inutile negarlo, a Joaquin Phoenix, che con questa prova dimostra di essere uno dei più bravi "giovani" di Hollywood. La sobrietà e la semplicità concettuale che il film eredita dalle scelte sopraccitate possono in svariate occasioni banalizzare un po' il tema trattato, riproponendo la classica, demodé e superata distinzione tra poliziotti buoni e sfortunati e criminali cattivi e felici. Ma a dirla tutta, non siamo sicuri che questo possa essere considerato un difetto, visto che tutta la vicenda è raccontata dal punto di vista di Bobby, e attorno a lui ruota. Un gran bel film, semplice e asciutto, che strizza l'occhio allo stile dei gangster movie realizzati negli scorsi decenni, ma che comunque non risulta, a conti fatti, né vetusto né tanto meno noioso o pretenzioso. Voto: 8 mercoledì 19 marzo 2008 Ogni autore è pienamente responsabile del contenuto delle sue opere. |
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