Film MachineIl bacio che aspettavo
di Andrea Sorcinelli
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Carter, giovane scrittore appena mollato dalla ragazza, in piena crisi creativa (e non solo), decide di staccare dal suo mondo di delusioni e sceneggiature di film a luci rosse scritte per guadagnarsi da vivere. Come pretesto per allontanarsi dalla sua amata/odiata Los Angeles, sceglie di andare a trovare la nonna, donna anziana e completamente partita di cervello che è convinta di stare per morire. Non penserete mica che non succeda nulla di imprevisto, mi auguro... L'esordiente (o quasi) Jon Kasdan scrive e dirige questo In the land of women, come al solito tradotto con totale mancanza di gusto e buon senso nel nostrano Il bacio che aspettavo. Complice un cast funzionante e di tutto rispetto, con Adam Brody e una bravissima Meg Ryan in prima linea, il film scivola tranquillo e godibile per tutta la sua durata. In fondo, Kasdan non pretende troppo, in nessun caso. Una sceneggiatura ben bilanciata e capace di mantenersi sempre sospesa su un velo di leggerezza anche nelle sequenze più drammatiche, si unisce all'interpretazione fresca e ironica di Brody. Tutto questo coordinato da una regia che non ha paura di muovere la camera, spesso con risultati godibilissimi, ma che non eccede in virtuosismi, sapendo bene quando e dove fermarsi. Si racconta l'universo femminile sotto molteplici aspetti, in diverse età e con varie problematiche. Si racconta la difficile vita dell'aspirante scrittore a Hollywood; si racconta un po' la piccola e la grande America. Le trovate non mancano e il ritmo è sostenuto. Difficile, molto difficile annoiarsi. A ben vedere tutto funziona alla grande, e Kasdan ha saputo gestire e giocarsi le sue carte in maniera mirabile. C'è però anche qualcosina che si presenta cedevole e traballante, ad esempio la struttura narrativa. La pellicola si appoggia troppo sulle spalle dei pur bravi e ispirati attori, dimostrandosi incapace di sviluppare un ordito narrativo in grado di focalizzare l'attenzione dello spettatore. Accennata e sbrigativamente costruita, la narrazione è un mero contenitore, un pretesto per dipingere le azioni e le psicologie dei personaggi. Non che questo sia necessariamente un male, ci mancherebbe, ma all'uscita dalla sala potrà sembrarci di aver assistito a una serie di scenette, a qualcosa di inconsistente ed evanescente, anche se tutto sommato ben costruito ed efficace. Se si escludono personaggi dalle reazioni a volte un po' troppo caricate e un genenerale, patologico buonismo (soprattutto nel finale), non c'è altro da segnalare. Un bel film, con tanti difetti e mancanze, ma anche con tante buone trovate. Una commedia dai toni melanconici, perfettamente curata ed efficace sotto quasi tutti i punti di vista. Voto: 7 sabato 1 settembre 2007 Ogni autore è pienamente responsabile del contenuto delle sue opere. |
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