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Il Caimano

del Ladro di Biciclette

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Trama e recensione Il Caimano

Caimano, genere di grossi rettili acquatici. Differiscono dai coccodrilli per la forma del muso, meno appuntito, e per la dentatura. "Un film complicato ma riderete". Il 24 marzo. A pochi giorni da aprile. Il Caimano è Silvio Berlusconi. Nanni non è il protagonista. Silvio Orlando lo è "al suo posto". Per il film pre-elettorale, girato tra la periferia di Roma, le spiagge di Sabaudia e Milano, il regista ha reclutato molti bambini, in scena per convincere emotivamente che il Caimano riveste un ruolo subdolo. Il Caimano è un film nel film. "A me al cinema piace arrivare senza sapere nulla". Un'opera ovattata, sussurrata. Quindi lancinante. Dall'afasicità del dolore (La stanza del figlio) all'attualità dell'inattuale. Così come quello tra Hugo Pratt - l'uomo che fermava le immagini - e il cinema è un grande amore stranamente corrisposto, anche quello tra Silvio Berlusconi - l'uomo che crea le immagini, attraverso un lucido gioco di sponda - e i media è un grande amore stranamente corrisposto.
Moretti (negli 82 secondi del trailer) non può fare a meno di dare un messaggio, come se l'esperienza del dolore racchiuso nella "stanza del figlio" non avesse ancora ricompattato. Anzi, banalmente, il lutto separa. Più della politica. Umorismo e dolore si stringono la mano nell'ora del crepuscolo. E Moretti chiama a rapporto il potente battage pubblicitario (che risiede più nell'assenza, nel non-visto, che nell'attesa) per esprimere la necessità di analizzare, curare un analista, un demiurgo, in questo gioco di e per "circenses": Moretti e Berlusconi, vicendevolmente, muovono burattini sulla scena dello spettacolo, utilizzandolo come unico linguaggio in grado di mettere in circolo e di ridistribuire il potere.
E' un po' complicato da spiegare... ma riderete.

L'attesa è finita. Il Caimano è svelato. Del film di Nanni Moretti, uscito in trecento copie in tutta Italia, ormai si sa molto. Primo: il Caimano è Elio De Capitani, che racconterà l'esperienza morettina sul prossimo Diario di Enrico Deaglio ("Adesso è fatta, lui sono io, così sono entrato nei panni del Caimano"). Secondo: De Capitani imita Berlusconi meglio di quanto avvenga al Bagaglino. La passeggiata tra le veline tv è già un giudizio politico, forse più un Girotondo.

La trama. Un produttore squinternato di B movies in crisi familiare (lui è Silvio Orlando, lei Margherita Buy) decide di girare un film sul "berlusconismo" con una giovane regista-sceneggiatrice combattiva, Jasmine Trinca. Quindi un film che parla, immagina, un film su Berlusconi, inclusa la "discesa in campo" riprodotta fedelmente da De Capitani con un Moretti che durante le riprese gli correggeva le virgole. Moretti appare quasi un auto-omaggio.

Il silenzio. Un elemento pubblicitario fortissimo, che non ha prezzo anche perché non costa nulla. Funzionò alla grande con Federico Fellini per Otto e mezzo. E Moretti, che adora Fellini, lo ha copiato. Già lo sperimentò con Enrico Lucherini per La messa è finita.

Il Caimano, più che un film anti-berlusconiano, è un film su Moretti stesso. Il protagonista è un uomo di cinema in piena crisi personale, non accetta la separazione dalla moglie. E questo fa pensare all'impossibilità morettiana di accettare la realtà (non è tempo di fare una commedia). Dopo aver trovato l'ultimo colpo di reni per finanziare il suo progetto più complesso, il produttore scopre la rabbia, la rabbia per tagliuzzare il golfino celeste della moglie, la rabbia per combattere. E non ci sono Cataratte, Maciste contro Freud e Mocassini Assassini che tengano.

Il messaggio è forte. Come dire, solo un produttore di film "trash", solo tramite un film "trash" è possibile raccontare una realtà assolutamente "trash", ovvero l'Italia degli ultimi anni.
Ma quando Berlusconi (Moretti) viene finalmente condannato dalla Magistratura, scoppia una guerra civile.

E' il film più ambizioso di Nanni Moretti, dove le sue ossessioni personali vengono gradualmente metabolizzate. Rappresenta la forma più compiuta del suo impegno politico.
Se Bianca si chiudeva con la sconfitta del protagonista, ne Il Caimano si vuol continuare a combattere, utilizzando le armi del buon cinema.

Un film perfetto? No. E' un film da cui si esce un po' depressi. E' discontinuo, cupo. Forse risente della cosiddetta "Hollywood lag": quel lasso di tempo, che poi si tramuta in discrepanza, fra la lavorazione del film e l'arrivo nelle sale.
Va rivisto e glossato. Il finale è quello de Le mani sulla città di Francesco Rosi, in cui la destra appoggia il protagonista per il proprio tornaconto. Tutto il resto ricorda Otto e mezzo.

E' un film anti-berlusconiano, si. Ma fa il contro-canto: racconta il "non siate univoci, non siate ossessionati da Berlusconi" sempre divulgato dalla sinistra.

Sono rimasto colpito dalla radicalità e per certi versi dalla novità con cui il regista racconta la difficoltà dell'Italia e degli italiani di fare i conti con il sistema, ma anche con lo strazio amoroso e, non meno importante, col cinema.
Nanni Moretti mi ha regalato un film indispensabile. Un'ecografia della solitudine. Un'opera rarefatta. Nanni Moretti è un genio. Perché ha capito che solo così si possono combattere i vuoti della vita. E della politica.

DOPPIO VOTO:

Nanni Moretti: 9
Il Caimano: 8,5

domenica 26 marzo 2006

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