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Il caso Thomas Crawford

di Andrea Sorcinelli

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Trama e recensione Il caso Thomas Crawford

Un colpo di pistola ed è tutto finito. O meglio, tutto cominciato. Thomas Crawford è colpevole. Lo abbiamo visto e lui stesso lo ammette candidamente. Il procuratore Beachum è un freddo e brillante arrivista che si prepara ad un salto di carriera. Il caso Thomas Crawford sembra risolto, l'esito del processo scontato. Ma, si sa, le vie della vita sono infinite ed imprevedibili, così come i cavilli della legge...

Altro biglietto, altro giro. Altro legal-thriller in dirittura d'arrivo sui nostri schermi. Forte di due protagonisti carismatici e dialettici come Anthony Hopkins e Ryan Gosling, il regista Gregory Hoblit riesce a creare delle atmosfere costantemente in bilico tra l'una e l'altra personalità, entrambe in qualche modo ripiegate su se stesse e nelle proprie piccole e grandi ossessioni. Se è vero che lo sfondo d'azione della vicenda è quello dei tribunali e degli uffici di polizia, è anche vero che sostanzialmente l'elemento
centrale della pellicola è il confronto tra il giovane ed inesperto avvocato Beachum e il saggio, astuto, completamente pazzo Mr. Crawford. Cast ben diretto e sceneggiatura onestamente scritta assicurano al film la sua godibilità; regia e montaggio oltremodo scorrevoli lubrificano il tutto, conferendo a Il caso Thomas Crawford una magnifica fluidità. Ma non tutto quel che brilla è oro, come si suol dire, e il primo "limite" del film è proprio il suo più grande pregio: Anthony Hopkins. Intendiamoci, è bravissimo. Incredibile. Ogni gesto, ogni ammiccamento, ogni sguardo, ogni silenzio e cenno d'immobilità tradiscono l'astuzia, la freddezza e allo stesso tempo la sregolatezza che sta dietro le azioni del suo personaggio. Esattamente come accadeva, anni or sono, per Hannibal Lecter. E qui sta il problema. Crawford e Lecter sono due personaggi molto diversi, per background e stile di vita, e anche la loro follia non è in nessun modo accomunabile. Ma Hopkins, ormai legato a doppio filo al "cattivo stile Hannibal" non riesce del tutto a reinventarsi, e ripropone lo stesso splendido, inquietante atteggiamento del cannibale più famoso del cinema, con qualche variante. E se è vero che è sempre un piacere assistere a tale mirabile prova di recitazione, è anche vero che in questo caso appare, in alcuni momenti, un po' fuori luogo. Sarà per questo che il film non riesce mai a decollare. L'intrigo funziona, la vicenda si segue e si insegue, ma Hopkins appare decisamente poco sfruttato rispetto al suo avversario. Quest'ultimo, seppur bene interpretato da Gosling, è un personaggio contradditorio, fumoso, complessivamente non troppo credibile.
Si aspetta continuamente una svolta, nella narrazione ma soprattutto nella tensione emotiva, che non arriverà mai, e anche il colpo di scena finale resta fondamentalmente anonimo ed impercettibile.

Insomma, questo caso di Thomas Crawford è un lussuoso treno che viaggia comodo e scorrevole sui binari del thriller di gran classe, ma che di tanto in tanto accusa più di un colpo e che, soprattutto, non ha destinazione.
Se questo sia un bene o un male, decidetelo voi.

Voto: 7,5

domenica 4 novembre 2007

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