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Il diario di una tata

di Stefano Montini

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Trama e recensione Il diario di una tata

Subito dopo la laurea, ad Annie piove dal cielo uno strapagato lavoro da tata. La carriera può aspettare per qualche tempo, ma tra un bambino esagitato, una padrona insopportabile e un vicino di casa "figaccio", le cose si possono complicare e prolungare più del previsto.

Quarant'anni fa Il laureato fuggiva dal proprio futuro a bordo di una spider rossa; oggi, in una New York a tinte calde, Annie fa lo stesso ma volando con un onirico ombrellino rosso alla Mary Poppins: scelta molto più femminile e raffinata, che rispecchia in pieno lo spirito del film. Ma Il diario di una tata non è per sole donne e riesce a commuovere e divertire anche il pubblico maschile. La narrazione è impostata come una tesi di antropologia, risultando originale anche se a volte troppo frammentata.
I registi Shari Springer Berman e Robert Pulcini rubano città e protagonista al maestro Woody Allen, ma è risaputo che solo le sue "turbe mentali" sanno rendere digeribile la Grande Mela. Così noi spettatori italiani restiamo un po' spaesati nella lotta metropolitana tra New Jersey, Upper East Side, West Side e Harlem.

Un po' per il fisico, un po' per la bravura, Scarlett Johansson cattura lo spettatore per tutta la durata del film e si conferma tra le più promettenti star di Hollywood. Chi non vorrebbe una tata così?

Voto: 6,5

giovedì 6 dicembre 2007

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