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Il diavolo veste Prada

di Stefano Montini

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Trama e recensione Il diavolo veste Prada

Andy arriva a New York per trovare lavoro; è una talentuosa e neo-laureata giornalista, ma si ritrova assistente della direttrice della più grande rivista di moda d'America. Il capo è un mostro, ma questo impiego può aprire ad Andy la strada per qualunque altro giornale. Basta resistere.

Quest'anno Meryl Streep salta da un set all'altro con una tranquillità fuori dall'ordinario: cambia colore ai capelli ed eccola. Viene il dubbio che non abbia fatto altri film solo perché erano finite le tinte possibili. Questa volta è sfacciatamente bianca. Di una bellezza candida che spaventa. Lo spettatore accompagna Andy nell'ingresso nel mondo della moda e scopre un po' per volta il lato più umano delle persone, seppure sia sottoposto al loro lato professionale. Alla fine di tutto il diavolo resta il lavoro in senso astratto, il compito ma non chi lo assolve. Al lavoro ci si può solo dare totalmente o se ne può sfuggire. Con il diavolo non ci sono mezze misure né compromessi: bianco o nero, il grigio non va di moda. Bianco come l'ufficio del capo - nero come il ragazzo che Andy vede sempre di meno.
Il film salva tutti senza accusare nessuno, non è molto coinvolgente ma ha la sua forza nel ritmo frenetico puramente newyorkese, con una macchina da presa sempre in movimento come se fosse in ritardo per un appuntamento. La noia è bandita.

Guai a colui che tenterà di ricordare tutte le marche citate.

Voto: 8

domenica 15 ottobre 2006

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