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Il Divo

di Andrea Sorcinelli

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Trama e recensione Il Divo

Tra gli anni '50 e gli anni '90 del secolo scorso, l'Italia ha conosciuto la fase neonatale della sua prima repubblica. Protagonisti di questo periodo, con le sue mille luci e le ancor più numerose ombre, sono gli esponenti politici della DC, Democrazia Cristiana. Tra questi, Giulio Andreotti. Questa è la storia della sua settima e ultima legislatura.

Il talentuoso regista Paolo Sorrentino firma quest'opera biografica su uno dei personaggi più discussi e discutibili del panorama politico italiano. Un'impresa difficile e delicata, soprattutto dal momento che il diretto interessato, Andreotti per l'appunto, è ancora vivo e vegeto (?). Ma Sorrentino non si scoraggia e affida l'interpretazione del suo Divo a quel magico Toni Servillo che sta spopolando nel cinema italiano "di un certo livello". Sia il regista-sceneggiatore Sorrentino che l'attore "divo" Servillo fanno scintille ed il risultato è un film imperdibile.
Lungi dall'essere un serioso polpettone indigesto, Sorrentino riesce a creare una struttura stilistica deliziosa, fresca ed originale, in un certo senso "giovane", e la usa per raccontare le vicende che ruotano attorno ad un dinosauro della storia italiana. La splendida colonna sonora accompagna ogni gesto e sguardo del suo Divo ora con temi epici ed altisonanti, ora con graziose marcette. Questo Il Divo non è un film storico, né un fedele e grigio ritratto di un avvenimento; piuttosto, Sorrentino ci regala una grande opera dall'enorme valore artistico, che riesce anche ad essere un'accurata e mai (troppo) faziosa fotografia dell'Italia che era. Ottima, a tal proposito, la regia di Sorrentino, che con delle trovate semplicemente geniali dimostra di essere uno dei migliori giovani autori contemporanei, non solo italiani.
Un plauso finale a Toni Servillo, la cui immedesimazione nel personaggio di Andreotti dimostra il suo enorme professionismo e lo spessore artistico di uno dei migliori attori sulla piazza.

Gran bel film, tutto italiano. Fresco, originale, vibrante e divertente. Spietato e crudele. E' bello poter dire questo di una produzione italiana, soprattutto se rivolta a un tema così scottante come la vita di Andreotti.
Bravi, bravi tutti. Bravo Sorrentino che se ne frega del politically correct italiano e sforna un mezzo capolavoro.

Voto: 8,5

domenica 1 giugno 2008

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