Film MachineIl grande capo
di Luca Alessandroni
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Il capo di una piccola società informatica si finge dipendente per svincolarsi dalle responsabilità e farsi benvolere da tutti. Quando ingaggia un attore di teatro disoccupato che interpreti "il grande capo" davanti a un compratore straniero, sorgeranno equivoci e malumori. La commedia, per il dogmatico Trier, non è una "cosa" intima; è una scaramuccia tra maschere di attori professionisti che si titillano nella loro teatralità. Il set è quello impersonale di uffici bianchi, spogliati dal "Dogma style". Gli "spazi neutri" sono esterne ambientate in luoghi pubblici evacuati che ci raccontano l'uomo come animale sociale nel teatro delle sue rappresentazioni. Il film è un susseguirsi di campi (più o meno) medi "sporchi" in Automavision, senza musica e col regista danese narratore eterodiegetico. Abbandonato il melò per la commedia, Lars von Trier gioca col genere appesantendolo per rendere Il grande capo un'opera volutamente fastidiosa. Ma qui la provocazione sembra fine a se stessa e il messaggio fatica ad uscire dal mezzo insinuando il dubbio che sia il mezzo l'unico messaggio. Voto: 6,5 martedì 9 gennaio 2007 Ogni autore è pienamente responsabile del contenuto delle sue opere. |
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