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Il mio miglior nemico

del Ladro di Biciclette

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Trama e recensione Il mio miglior nemico

"Vorrei che Il mio miglior nemico potesse essere considerato tra i migliori film di Carlo Verdone: 7 stesure, praticamente un anno e tre mesi dedicati interamente al lavoro di scrittura, un copione di 130 scene girate tra Roma, Sabaudia, il Lago di Como, Ginevra, Istanbul... che hanno significato notti freddissime, neve, pioggia, sveglia alle 6 del mattino per tre mesi.
Per questo non mi perdonerei di sbagliare un film costato così tanta fatica: ma non lo sbaglierò".

Le parole di Carlo Verdone, al suo ventesimo film come regista, sceneggiatore e interprete, sottolineano una pratica comunissima a Hollywood dove le riscritture sono di prammatica, dalla first draft alla final draft, dal daily script allo script consulting.
Guardando il film, invece, pare non abbiano lavorato neppure ad una mezza stesura, perché i difetti maggiori sono proprio l'evidente discontinuità narrativa e il non portare a termine ciò che si è iniziato.
Lo scontro generazionale Verdone-Muccino parte bene, è vero. Nella locandina c'è quel VS che richiama alla mente scontri ciclopici come quello di Freddy vs Jason o Alien vs Predator e siamo ancora in attesa dei rispettivi sequel. Il film funziona quando i comprimari si azzuffano. Poi arranca perdendo colpi.

"Dopo Il mio miglior nemico ho capito che prima del talento ci vuole un fisico di ferro per affrontare come regista ed attore alcuni tipi di film, e questo, lo posso senz'altro dire, è stato il più faticoso della mia carriera. Ma devo aggiungere che mi ha regalato enormi soddisfazioni. Mi ha regalato un rapporto professionale e di amicizia con Silvio Muccino davvero gratificante. Quando ad Istanbul lui aveva terminato le sue riprese, ha voluto rimanere accanto alla troupe e a me, dimostrando grande affetto e sensibilità; ma soprattutto è stato l'amore per questo film che lo ha fatto rimanere.
Voleva vedere la fine delle riprese, e questo mi ha colpito e lusingato, soprattutto perché per seguirci doveva alzarsi tutte le mattine all'alba. Silvio è un ragazzo di rara sensibilità ed energia positiva, ha lavorato con un'enorme abnegazione e personalmente l'ho seguito come poche altre volte ho fatto in altri miei film".

I vent'anni persi accanto a Cecchi Gori, accusato da Verdone di non averlo mai fatto sbarcare all'estero, dovevano essere ripagati dall'incontro con De Laurentiis, ma purtroppo non sono stati un vero toccasana. Infatti la geniale idea di mettere a confronto due comici che fanno riferimento a due pubblici diversi, viene bruscamente alterata da gag riconducibili più al cine-panettone griffato Boldi e De Sica che al velato cinismo di Verdone. Vedi ad esempio la cacca di cane pestata o il circondare gli amanti clandestini in auto da una pattuglia di guardoni camuffati come marines in guerra o la derisione di medici e infermieri alla giustificazione dell'occhio nero procurato da Verdone a Muccino o la scarpa finita nel pentolone di un'anziana.

La commedia sentimentale non lascia spazio all'interessante premessa per uno scontro dal sapore vagamente politico, tra Orfeo, ragazzo del popolo aggressivo e un po' incosciente, e Achille, piccolo borghese pavido e un po' vigliacco.
Gli inciampi della sceneggiatura sono direttamente proporzionali alle difficoltà, incontrate dai due comprimari, a coltivare le relazioni in modo semplice e istintivo. Personaggi che avevamo incontrato all'inizio scompaiono senza lasciar traccia. Addirittura la figura del professore non appare mai senza per questo essere funzionale alla storia. Tagliato dal montaggio finale?

Si ride per qualche battuta con strizzatine d'occhio al pubblico giovanile:
la battuta-tormentone del film sarà sicuramente quella pronunciata da Muccino: "Parli come Ugo Foscolo!".

Il Verdone neo-sociologico non si dimentica, comunque, di analizzare una delle tematiche a lui più care dai tempi di Compagni di scuola, ovvero il rapporto genitori-figli e, soprattutto, l'abbandono di questi ultimi da parte dei primi. Di una certa drammaticità è proprio lo scontro tra un Muccino disperato e isterico e sua madre, sempre più imbottita di psicofarmaci, inaffidabile e ladra. Altro momento topico lo si ha quando al padre assente viene spiegato dal giovane nemico che la poesia, intitolata "Cenere", scritta da sua figlia in "Memorie di una viaggiatrice distratta", è rivolta proprio a lui e non fa che commemorare un'assenza d'affetto che l'ha spinta a fuggir via. Verso Istanbul. Dove si sarebbero potute effettuare riprese decisamente più soddisfacenti, oltre a una panoramica notturna da cartolina, l'interno di un bordello tappezzato da oggetti caratteristici, il ponte... E chi volesse acquistare un cellulare Vodafone sarà indubbiamente stimolato all'acquisto, dato che, a partire dal viaggio in macchina, l'obiettivo della telecamera sembra esserne attratto come una calamita. C'è anche una videochiamata che invoglierà ancor di più l'italiano medio. 

Ho preferito Notte prima degli esami di Fausto Brizzi e La terra di Sergio Rubini a questo prodotto alleggerito d'impegno.
Mentre Rubini racconta l'incontro fra quattro fratelli nel profondo sud, facendo vincere il cordone ombelicale, il sangue, la famiglia, la fraternità, trionfante su ogni cosa, giusta o ingiusta che sia, Verdone, al contrario, dichiara che "la famiglia è dove la si trova". Non importa la presenza di una madre naturale, o di un vero padre, fondamentale diventa la comunicazione dell'intimità e delle sensazioni, della profondità dell'animo e della fiducia reciproca.

Messaggi privi di approfondimento, risate da Pierino e Montagnani ed episodi collaterali lasciati a metà fanno de Il mio miglior nemico un'opera prevedibile e a tratti confusa, con un Muccino poco motivato e dal tono di voce perennemente fastidioso (eppure in Manuale d'amore aveva fatto progressi).

Il rifugiarsi nei prevedibili elogi dell'amore e della famiglia danno vita a un film sincero; ma dove sta il cambiamento annunciato da Verdone?
Non si pretendeva certo un film soprattutto visivo - sennò come si spiegano gli oltre 800 mila euro raggranellati in solo mezzo weekend?
Tuttavia permane in me l'idea che il regista italiano, in questo momento, sia un personaggio sostanzialmente afono, in grado d'immaginare ma quasi incapace di pronunziare verbo.

VOTO: 6

lunedì 13 marzo 2006

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