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Il nascondiglio

di Luca Alessandroni

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Trama e recensione Il nascondiglio

Il 22 dicembre 1957, a Davenport, nell'Iowa, viene commesso un efferato triplice omicidio. Teatro della tragedia è un isolato gerotrofio gestito da suore che oggi, cinquant'anni dopo, viene affittato da un'italiana per aprirci un ristorante. La donna, con un triste passato alle spalle, comincia a sentire delle voci provenire dalla vecchia ed immensa casa...

Il trasformista Pupi Avati torna all'horror gotico ambientato in una casa maledetta confezionando un film anacronistico, bello nell'estetica impreziosita da una fotografia sepolcrale, ma stiracchiato nei contenuti retrò e soprattutto privo di una ricerca di stile personale. Il nascondiglio "ammazza" la natura sociale dell'orrore; l'eccellenza formale ostinata e fine a se stessa serve a imbellettare un concept fossilizzato su archetipi di un passato prossimo che non rispecchiano le psicosi post 11 Settembre, più masochiste e quindi vicine al torture porn. Detto questo, il film non è brutto solo perché Pupi gioca bene la carta suspense, alterna il micro al macro con inquadrature ad hoc e costruisce la drammatizzazione narrativa sulla colonna sonora griffata Riz Ortolani, spesso più incisiva delle immagini.

A differenza di veri maestri del genere come Wes Craven e Dario Argento, Pupi Avati sceglie orgogliosamente di non aggiornare il suo immaginario horror. Così facendo condanna Il nascondiglio a "scarto d'autore", un mero prodotto commerciale acritico e asociale che sacrifica la propria identità in nome del mercato internazionale.

Voto: 5,5

venerdì 16 novembre 2007

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