Film MachineIl papà di Giovanna
di Stefano Montini
stampa l'articolo - invia ad un amico
Il professor Michele Casali vuole che sua figlia Giovanna sia come tutte le altre ragazze della sua età. Ma la diciassettenne ha delle turbe che sfoceranno in un'azione tremenda. Nella Bologna del 1938 Pupi Avati punta di nuovo l'occhio sugli ultimi, i perdenti; lo fa con tonalità sbiadite e un'accurata ricostruzione storica. Un'ottima sceneggiatura delinea rapidamente ed efficacemente personaggi e rapporti attraverso la quotidianità, e fa crescere piano piano l'ombra della violenza tra le mura domestiche. Ma al di là del legame tra padre e figlia, Il papà di Giovanna pare avere la pretesa ma non il coraggio di trasformarsi in un film storico, lasciando guerra e fascismo ai racconti del piccolo funzionario di polizia che la sera torna a casa per cena. Per cui tutta l'ultima parte del film risulta poco incisiva proprio per il suo volere tenere un occhio sulla Storia e uno sul suo protagonista senza riuscirci neanche un po'. Ma le migliori qualità di Pupi Avati restano la capacità di raccontare le persone e il coraggio di mettere nei suoi personaggi qualcosa di se stesso, così da renderli reali. Il professor Casali commuove ogni volta che non abbandona la speranza ed ogni volta che non alza la voce, e di Pupi commuove il fatto che alla fine della storia, forse sentendosi troppo legato al suo protagonista, con egoismo scarica tutte le colpe sulla madre di Giovanna. Come spesso accade nei film di Avati, va notata la colorita scelta degli attori. Accanto agli ottimi Silvio Orlando, Alba Rohrwacher e Francesca Neri, compare Ezio Greggio per la prima volta in un ruolo drammatico; effettivamente il comico televisivo ha i lineamenti "old style" giusti, e ha saputo dare dignità al suo personaggio, però sembra di continuo che stia per tirare fuori il quadro dell'esimio maestro Teomondo Scrofalo! Voto: 7 domenica 14 settembre 2008 Ogni autore è pienamente responsabile del contenuto delle sue opere. |
|