Film MachineIl petroliere
di Andrea Sorcinelli
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Siamo alla fine dell'Ottocento. Daniel Plainview è un pionieristico petroliere che scorrazza in lungo e in largo per le campagne americane in cerca di oro nero. Plainview è anche un uomo solitario e violento, con una smisurata quantità di scheletri nell'armadio. Di pari passo col successo che ottiene cresce la sua rabbia, il suo odio generalizzato e la sua pazzia. Il petroliere, semplificazione tricolore del ben più ispiratore There Will Be Blood, si inserisce in quella tendenza, a quanto pare generalizzata ad Hollywood, che prevede che i film d'autore usino come teatro delle proprie vicende le desolate e silenziose pianure dei deserti americani, con tutte le scelte stilistiche che ne conseguono. Questo dramma scritto e diretto da Paul Thomas Anderson non fa eccezione. Il ritmo della narrazione segue da un lato la lenta ma costante degenerazione psicologica di Daniel (interpretato dal premio Oscar Daniel Day-Lewis) e dall'altro l'irruente potenza del petrolio compresso nel sottosuolo che, con le sue improvvise esplosioni, risveglia spettatori e protagonisti dall'oscurità della mente sempre più malata di Daniel. Questo gioco di contrappesi fatica notevolmente a prendere piede nella primissima parte del film, ma una volta ingranato si rivela un meccanismo inarrestabile che travolge tutto e tutti fino all'epilogo della vicenda. La mirabile prova recitativa di Day-Lewis fornisce l'adeguato carburante e il risultato è un mezzo capolavoro. La sobrietà tipica di questo tipo di film è sfruttata da Anderson e collaboratori alla perfezione e tocca ogni ambito dell'opera, dalla sceneggiatura alle musiche passando per regia e fotografia, formando una sorta di patina stilistica che si spande per tutta la pellicola in maniera mirabilmente omogenea. Se poco fa si è scritto "mezzo capolavoro", ci si riferiva alla prima parte de Il petroliere, in cui l'alchemico equilibrio che lo rende ottimo deve ancora definirsi, che può annoiare e disorientare nonostante la presenza di alcune tra le più belle scene del film. Gran bell'opera. Un dramma senza mezzi termini: pesante, oscuro, denso e sanguigno. Un ulteriore esempio di "ritorno alle origini" dei più bravi di Hollywood, che sempre più spesso abbandonano le metropoli per il deserto, statunitense o estero che sia. Voto: 8 domenica 9 marzo 2008 Ogni autore è pienamente responsabile del contenuto delle sue opere. |
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