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Il dolce e l'amaro

di Andrea Sorcinelli

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Trama e recensione Il dolce e l'amaro

Saro nasce e cresce nella Sicilia di Cosa Nostra, la Sicilia calda e afosa della paura, dei cazzotti e dei proiettili. Il padre muore in carcere quando Saro è ancora bambino, così l'unica cosa che gli resta da fare è crescere cercando in tutti i modi di entrare nelle grazie dei vari boss e sotto-boss. Ma Saro si accorgerà con orrore che non sono tutte rose e fiori...

Lungometraggio firmato Andrea Porporati, Il dolce e l'amaro approda nelle sale a raccontarci l'Italia della mafia. Ok, non è una gran novità. Anzi, a ben pensarci non è nuovo proprio per niente; pare che il tema "sud & mafia" sia uno dei due o tre che il cinema romano ripropone allo sfinimento (assieme a "lui ama lei ma lei ama l'altro" e "C'erano una volta Boldi e De Sica che andarono in vacanza"), ma ciononostante ci troviamo di fronte ad un film che ha una marcia in più, o forse anche più di una, rispetto ai suoi simili. Anzitutto, dal punto di vista tecnico, regia e montaggio sono davvero ben fatti e ispirati, non concedendo mai spazio ad inquadrature e sequenze brutte, banali o prive di significato. Interessante, a questo proposito, l'uso frequente ed azzeccatissimo di bei movimenti di macchina come se ne vedono raramente nel nostro cinema di questi tempi. Musiche irriverenti e invadenti, ma dannatamente ben scritte ed efficaci, accompagnano per tutta la durata del film l'interpretazione di un cast assolutamente perfetto, soprattutto per quanto riguarda i bravissimi (ma veramente tanto) Luigi Lo Cascio e Toni Gambino. Lo Cascio, in particolare, regge quasi interamente sulle sue spalle il paio d'ore di durata del film, e lo fa magistralmente, donando vita e passione ad ogni sguardo e gesto del suo sfortunato Saro. Anche sulla sceneggiatura, tutto scorre liscio. Non ci sono cali di tensione o cedimenti nella narrazione, ed è difficile perdere l'attenzione dagli eventi che si susseguono senza tregua, anche se in maniera assolutamente naturale e fluida. Insomma, questo Il dolce e l'amaro sembra proprio non avere particolari difetti, e sicuramente riesce più di tantissimi altri film di questo tipo a rapportarsi allo spettatore e trascinarlo nel mondo della mafia, facendogli provare sulla pelle la paura, la rabbia, la delusione e la ferocia di un sistema che, umano al 100%, non conosce pietà o gratitudine.

L'unico problema del film, se problema lo si vuol chiamare, è quello di inserirsi in un filone, quello che racconta il sud della malavita, che ha già detto tanto, probabilmente troppo e con gli stessi mezzi. E questo film non si distanzia dagli altri, né dice cose diverse in modi diversi. Semplicemente, lo fa dannatamente meglio di molti altri. Ma possiamo fare di più.

Voto: 7,5

domenica 9 settembre 2007

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