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In Bruges - La coscienza dell'assassino

di Andrea Sorcinelli

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Trama e recensione In Bruges - La coscienza dell'assassino

Ray e Ken sono due killer professionisti londinesi che vengono mandati un paio di settimane a Bruges, in Belgio, dopo aver combinato un disastro nel corso dell'ultimo lavoro. Ken si innamora subito della città, ma non fa altrettanto il giovane Ray. In ogni caso, la pacifica vacanza dei due assassini è destinata a finire quando il loro capo, Harry, chiama Ken per l'ennesimo lavoro.

Produzione tutta europea diretta dal talentuoso e quasi esordiente Martin McDonagh, questo In Bruges è un autentico gioiellino. Nel valutare il film, occorre tenere a mente due criteri: quello prettamente artistico e quello legato a produzione e marketing. Per quanto riguarda il primo tema, che poi è pur sempre il più importante in un film, c'è poco da dire: non siamo al rango di capolavoro ma poco ci manca. McDonagh si circonda di tre mostri sacri della recitazione contemporanea quali Ralph Fiennes, Colin Farrell e Brendan Gleeson e, complice la splendida sceneggiatura scritta dal regista stesso, compie un mezzo miracolo. L'evolversi della vicenda, sempre in bilico tra il dramma e la commedia nera, è meravigliosamente vissuto ed accompagnato da personaggi complessi e sfaccettati, con psicologie articolate e le cui relazioni si mostrano ora divertenti siparietti, ora come commoventi momenti d'incontro, ora come spietati ma leali duelli all'ultimo sangue. Bravissimi Fiennes e Gleeson, un po' meno Farrell che sembra avere più di una perplessità nell'interpretazione del suo personaggio. In più la città di Bruges non è semplicemente la location del film ma diventa essa stessa personaggio, con la sua caratteristica architettura e la sua atmosfera fiabesca. E qui si arriva all'importanza produttiva di quest'opera. Se gli Usa sono i campioni ed i pionieri del "product placement" (tecnica di inserire un prodotto in maniera funzionale alla narrazione di un film), il primo tentativo di product placement turistico compiuto su un'intera città viene dall'Europa. La città di Bruges riempie ogni fotogramma e gli inviti a visitarla sono espliciti e ripetuti, ma mai fastidiosi o ridondanti. E qui sta la grande abilità mostrata da McDonagh: l'aspetto promozionale è ben visibile e facile da cogliere ed è difficile non rimanerne condizionati (ovvero è efficace) ma si integra alla perfezione nella narrazione filmica e quindi non costituisce un elemento di disturbo, semmai arricchisce il piatto. E del resto la promozione di una città della bellezza e dello spessore culturale che sembra avere Bruges non andrebbe considerata alla stregua di un qualsiasi product placement e di marchette varie.

Un bellissimo film questo In Bruges. Completo in ogni sua parte, riesce ad essere un dramma, una commedia e riesce pure a vivere in totale simbiosi con la città omonima. Una storia toccante, divertente, umana e sanguigna, magistralmente scritta, interpretata e realizzata; un'opera d'arte, quindi. Ma anche una riuscitissima e, passatemi il termine, "nobile" operazione di promozione culturale e commerciale. Complimenti davvero.

Voto: 8,5

domenica 25 maggio 2008

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