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In good company

di Luca Alessandroni

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Trama e recensione In good company

Semaforo rosso:
"telefonino pterodattilo" per bambini dal design giurassico;
piccoli errori nel montaggio, quando "a letto" la moglie informa Dennis Quaid (ironico "padre di famiglia") di ri - essere "in cinta";
"triste" ventiseienne, divorziato e con genitori indifferenti, che si realizza solo nel lavoro (<<la mia carriera è tutto quello che ho, in effetti!>>).

Semaforo giallo:
psicanalisi attorno ad un biliardino, in cui il "baby" venditore pubblicitario (falso "per mestiere") dice la verità e si racconta;
inquadrature schiacciate dall'alto dei grattacieli per rappresentare un "soggetto - oggetto" dominato dal business;
Scarlett Johansson è il desiderio "incartato" dal rosso (i vestiti, la sacca "da tennis", il fuoco che accende l'eros nella luce soffusa della sua stanza) ma quando la passione cala, la sua dominante si spegne nel verde smorto.

Semaforo verde:
attori ispirati;
commedia d'essai in cui il "lieto fine" è la maturazione dell'eroe (perde il lavoro e l'amore ma "trova" se stesso), il suo cambiamento riflesso nel jogging (prima corre a casa, poi in spiaggia);
buffe schermaglie da gap generazionale in cui l'ostilità del "vecchio" si tramuta in furba complicità ed affetto.

Voto: 7

martedì 18 aprile 2006

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