Film MachineIndiana Jones e il Regno del Teschio di Cristallo
di Luca Alessandroni
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In piena guerra fredda anche il mitico professor Jones viene messo sotto controllo dall'FBI e allontanato dalla sua cattedra. Ma a salvarlo da una noiosa pensione arriva Mutt, giovane motociclista con chiodo e brillantina, che porta notizie di un vecchio amico in pericolo: Oxley, che ha dedicato la sua vita alla ricerca della leggendaria città di Akator, è scomparso proprio quando credeva di aver trovato qualcosa. Così Indiana Jones e Mutt, inseguiti dai russi, partono per il Perù al salvataggio dell'amico, ma ad attenderli troveranno russi ancora più cattivi. Un'abile operazione di marketing nostalgico; questo doveva essere il quarto capitolo di Indiana Jones. Ma il vecchiume patinato, che inghiotte anche il giovane Shia LaBeouf, e una narrazione troppo classica per un film d'azione di oggi non aiutano Spielberg e Lucas (produttore esecutivo) a centrare l'obbiettivo. Indy resta un eroe anni '80, anacronistico perché poco complesso, inossidabile nella sua staticità e impermeabile all'evoluzione del superuomo di massa. Non è un pregio né un difetto, solo una condicio sine qua non per apprezzare o odiare il film. Anche se questa quarta avventura di Indy è indubbiamente più fiacca delle precedenti, il carisma del personaggio è preservato da un Harrison Ford tonico e autoironico che ritrova la compagna di un tempo per formare un duo esplosivo; le loro scaramucce da innamorati cronici tengono alta l'attenzione per tutta la seconda parte del film. Steven Spielberg, come al solito, autocelebra troppo il suo collaudato immaginario visivo (fatto di alieni e umanoidi) ma non sbaglia un'inquadratura e, anche grazie ad una fotografia fatta di ombre marcate, rende degno omaggio all'avventuriero più famoso nella storia del cinema: Indiana Jones è tornato, e non se ne andrà tanto facilmente. Voto: 7 venerdì 23 maggio 2008 Ogni autore è pienamente responsabile del contenuto delle sue opere. |
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