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Io e Beethoven

di Andrea Sorcinelli

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Trama e recensione Io e Beethoven

Ludwig van Beethoven, depresso, solo e malaticcio, si accinge alla scrittura della Nona Sinfonia. Anna Holtz è una giovane aspirante compositrice, che cerca di farsi strada nel mondo della musica come copista di spartiti. C'è chi scrive e c'è chi copia. Beethoven scrive, Anna copia.

Un'opera biografica sul buon Ludwig ci mancava proprio nel panorama cinematografico, e a rimediare alla questione ci ha pensato Agnieszka Holland. L'incursione nell'ultimo periodo di fremente attività del compositore ci è resa possibile dall'agitarsi del personaggio fittizio noto come Anna Holtz, la quale ricopre sostanzialmente tre funzioni: oltre ad aprirci le porte alla vita privata di Beethoven e oltre ad essere impersonata dalla bellissima (ma proprio tanto) e bravissima (proprio tanto) Diane Kruger, Anna solleva un tema tanto moderno quanto caro (?) a tanta gente: l'emancipazione femminile. Siamo quindi di fronte ad un polpettone difficilmente digeribile? No, perché tutto è dosato in giusta misura, non si eccede in nulla. L'unica cosa veramente sopra le righe del film è la strabordante personalità di Beethoven. E qui casca l'asino. Perché questo è davvero un bel film. E' poetico e curato, pieno zeppo di buona musica e belle immagini, di splendide parole e vibranti concetti. E' tutto così... Beethoven. Insomma, tutto ciò che accade, che si vede, che si sente, compresa la bellezza della Holtz, è nato per ruotare intorno alla carismatica figura del compositore magistralmente interpretato da Ed Harris. Ma questa personalità, nonostante sia così forte ed eccentrica, non regge il colpo. Non ce la fa a trascinare la baracca senza incespicare di tanto in tanto. Il film è costellato di momenti morti o morenti, incapaci di mantenere il giusto "feeling" con lo spettatore; il fatto che tali momenti trovino quasi sempre riscatto in una scena seguente non basta a salvarci da una leggerissima ed evanescente sensazione di distrazione che può coglierci quando meno ce lo aspettiamo. Nulla da dire sulla regia, "europeissima" e precisa, anche se forse un po' priva di spirito. La fotografia predilige quasi sempre i toni gialli e caldi, che si intonano con la personalità di Beethoven. Più che un film su Beethoven, qui c'è Beethoven che diventa un film, cercando di essere prepotentemente presente in ogni immagine, ogni suono, ogni fotogramma. E vabbè che è una biografia, ma alla lunga la cosa stanca un po'. La freschezza e la poesia che si respirano più che volentieri in diversi momenti del film, ci fanno dimenticare questi difetti e, conti alla mano, ci fanno uscire contenti dal cinema.

Perciò, come sempre, possiamo dire che ci sta bene così e che, siccome facciamo finta di essere super-pignoli ma in realtà non lo siamo, questo è un film da vedere e godere, nei suoi tanti pregi e tanti difetti.
Punto.

Voto: 7

sabato 23 giugno 2007

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