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John Rambo

di Stefano Montini

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Trama e recensione John Rambo

La grave situazione della Birmania vede un governo dittatoriale volto a reprimere ogni contrasto politico e religioso. Alla fine del 2007 le proteste di piazza capeggiate dai monaci buddisti sono sfociate nel sangue. Intanto, nella vicina Thailandia, John Rambo fa il barcaiolo e il cacciatore di serpenti. Quando un gruppo di pacifisti, che lui aveva accompagnato in terra birmana, viene catturato, John sente il dovere di fare qualcosa.

L'esercito non ha più un conto in sospeso con Rambo, amici e nemici (quelli che non ha trucidato) lo hanno scordato e, soprattutto, i film di guerra sono passati di moda. Ma nell'epoca dei sequel improbabili, Sylvester Stallone ha ancora qualcosa da far dire a John Rambo.
La cosa incredibile è che "Sly" Stallone concede finalmente a Rambo una guerra vera, senza odore di orgoglio stelle e strisce. I combattimenti fanno vomitare, la morte fa paura. Il sangue è davvero color sangue e disgusta lo spettatore; i corpi smembrati ci fanno capire, più delle lacrime mal recitate nei tre film precedenti, perché Rambo non si riappacificherà mai con il mondo.
Stallone punta su un montaggio veloce, sulle ombre della notte, sulla bellezza della natura e sulla violenza della morte. Solo dopo viene Rambo, ancora lucido ma stanco, con la faccia di cera e il collo taurino. Se si glissa sui dialoghi al limite dell'infantile, John Rambo si può considerare un film di genere apprezzabile, che è riuscito a riportare in vita, modernizzandolo, il vecchio cinema d'azione.

Sylvester Stallone, ringiovanito al meglio, veste ancora bene i panni del reduce più famoso del Cinema. Il finale catartico del film concede a Rambo una vera e propria conclusione, forse quella pace che già meritava venticinque anni fa. Ma Stallone ci lascia con una speranza, o forse una minaccia: "Se dicessi addio a Rambo mi sentirei molto depresso. Credo di dover ancora dire molte cose in riguardo".

Voto: 7

domenica 24 febbraio 2008

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