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Jumper

di Stefano Montini

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Trama e recensione Jumper

David Rice scopre di avere la capacità di teletrasportarsi ovunque voglia. Così si finge morto e comincia una vita sfrenata, rapinando banche in tutto il mondo. Ma ben presto capirà di non essere l'unico jumper, e di avere nemici agguerriti che lo vogliono eliminare.

"Ammazziamo il cattivo, salviamo la ragazza". Questo è il concept del film. Non è un caso che il protagonista David si identifichi con un personaggio della Marvel: Jumper è un giocattolo, un fumetto, intrattenimento puro, ma nella sua "inutilità" trova anche la sua ragion d'essere. I personaggi sono stereotipati e le loro azioni poco credibili anche per una storia incredibile, ma ben presto lo spettatore viene coinvolto nel gioco del teletrasporto, e sa che ad ogni "salto" rimarrà stupito. Il gusto per l'esagerazione ci regala l'adrenalinica scena del combattimento (tu mi fai l'elettroshock, io ti lancio un autobus) e spettacolari immagini dall'alto dei posti più suggestivi del mondo.
I giovani Hayden Christensen e Jamie Bell riescono ad immedesimarsi bene in jumper scapestrati, cosa che aiuta e a tratti regge il film, e il loro antagonista Samuel L. Jackson ormai giganteggia sullo schermo senza aver bisogno di impegnarsi troppo.

Jumper, col suo giro del mondo in 80 minuti, è una mossa furba e piena di cliché, dall'eroe con problemi familiari al maniacale uso del Colosseo, meta turistica per eccellenza. Ma, furbizia a parte, non si può negare che sia divertente.

Voto: 6,5

sabato 1 marzo 2008

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