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La bussola d'oro

di Andrea Sorcinelli

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Trama e recensione La bussola d'oro

Il Cosmo ribolle di universi paralleli, gemme sperdute in mezzo al vuoto. Solo la Polvere è in grado di attraversare le desolate distese tra un universo e l'altro. In uno di questi, il Magisterium, emblema del potere ecclesiastico costituito, regna su uomini, streghe e orsi al fine di impedire che si sparga la conoscenza dell'esistenza della Polvere e, cosa ben più importante, del libero pensiero e del libero arbitrio. Ma Lord Asriel e la piccola Lyra Belacqua non sono per niente d'accordo con tale oscurantismo, e con loro molti altri...

I magnati di Hollywood hanno colpito ancora. Sembra che questo sia un comportamento irrinunciabile per l'essere umano: sfruttare fino al dissanguamento ogni idea, metodo o principio che si sia rivelato vincente almeno una volta. E così, dopo che Peter Jackson ha sbancato il botteghino (e non solo) con la sua trilogia fantasy tratta dai romanzi di J.R.R. Tolkien, un'orda di trilogie fantasy tratte da romanzi più o meno conosciuti ha cominciato ad invadere le sale cinematografiche. E qui siamo in uno di questi casi. La bussola d'oro è infatti il primo capitolo di una serie di romanzi scritti da Philip Pullman dal titolo "His Dark Materials". Chris Weitz a capo del branco, Nicole Kidman, Daniel Craig ed Eva Green reclutati a bordo e si parte con il kolossal natalizio. Ma le falle sono tante e la nave regge a fatica la marea e la burrasca. Il problema più grande di questo film, diciamolo senza mezzi termini, è che è stato confezionato con un'ottica puramente economica. Questo primo episodio apre un sacco di interrogativi, presenta tanti personaggi senza esplorarne minimamente nemmeno uno; e non si può dire nemmeno che finisca; viene semplicemente interrotto dopo un paio d'ore di scene accozzate una dietro l'altra. Si aspetti il secondo episodio per vedere un vero film. Qua non si perde tempo a creare atmosfera, a farci entrare gradualmente nella storia; non si perde tempo a sviluppare tematiche potenzialmente importanti e attualissime. Per carità, non si sa mai che a qualcuno potrebbero pure piacere. E allora, signore e signori, si dia inizio al pietoso teatrino della banalizzazione: l'ottima trama, probabilmente importata dal romanzo, viene spogliata e ridotta all'osso fino a non far restare nulla se non una sequenza sterminata di viaggi, combattimenti, e tremende rivelazioni sfruttate così male che non ci fanno né caldo né freddo. L'importante è far succedere quante più cose possibili, gettare un sacco di carne al fuoco. Weitz, poi, dimostra in più di un'occasione di non aver diretto altro che commedie fin'ora. Il suo stile registico e il montaggio sono caotici, frammentati, sgrammaticati e per nulla coinvolgenti. In alcuni punti, oserei dire persino fastidiosi. Anche il comparto visivo, che dovrebbe essere la punta di diamante di opere di questo tipo, per quanto ben realizzato (e da Hollywood non ci si potrebbe aspettare di meno) risulta alla fin fine poco evocativo. Persino la stella Kidman sembra fuori posto, per nulla coinvolgente come è solita essere. Bravi invece Craig e, soprattutto, Eva Green, con la sua strega tutta mistero e intraprendenza.

Insomma, questa era una pellicola che avrebbe potuto dire e dare tanto. La figura del Magisterium, fin troppo allusiva alle tendenze assolutistiche ed oscurantiste della Chiesa di un tempo (?), il concetto degli animali-spirito, e chi più ne ha più ne metta. Il piatto era ricchissimo, ma si è preferito accatastare una quantità infinita di premesse. E si è sbagliato tutto. I bambini potrebbero non gradire le atmosfere a volte seriose e le importanti tematiche accennate. Gli adulti potrebbero non essere attratti da un film che rinuncia allo spessore che il soggetto potenzialmente offriva.
Perciò la domanda è: a chi giova?

Voto: 5

sabato 15 dicembre 2007

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