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La città proibita

di Andrea Sorcinelli

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Trama e recensione La città proibita

Cina, un qualche anno imprecisato del X secolo. All'interno delle imperscrutabili mura della città proibita, la dinastia Tang regna sul popolo dagli occhi a mandorla. Ma il cuore della famiglia imperiale è marcio fino al midollo e, in mezzo a tradimenti, inganni e chi più ne ha più ne metta, la strada per una guerra civile sembra aperta...

Il nuovo film di Zhang Yimou consolida e sviluppa verso nuovi orizzonti di maturità il suo cinema eccentrico ed elegante. Come su Hero, combattimenti al limite dell'immaginabile si alternano a complotti e intrighi vari. Ma questa volta gli ingredienti dell'impasto sono stati dosati con una nuova e decisamente più matura saggezza. I combattimenti si riducono di numero e di mosse allucinanti per lasciare il posto ad una storia che si avvicina alla Storia, quella vera, pur con un qualche tocco di umana immaginazione ad arricchire il tutto. La storia familiare e la componente "emotivamente sanguigna" si fanno sentire da subito e diventano il vero motore trainante del film. E funzionano. Difficile non restare coinvolti dagli eventi, difficile annoiarsi. Ovviamente la narrazione soffre di una patologica lentezza di fondo, ma questo è lo stile orientale, che possa piacere o meno. Tuttavia il meglio di se, Yimou lo dà (come è giusto che sia) con le immagini. La sua città proibita è un'esplosione di colori, una deflagrazione atomica di simboli, giochi di luce e ombre, e ancora tanti tanti tanti colori. Il rischio è quello di perdersi nella ricchezza delle inquadrature, e la regia precisa ed elegante rende l'intero apparato visivo un'autentica gioia per gli occhi e la mente. Il cast, poi, è semplicemente meraviglioso. La bella Gong Li e Chow Yun-Fat, imperatrice ed imperatore della pellicola, dominano con le loro magistrali interpretazioni una schiera di attori comunque incredibilmente ispirata e convincente. In sostanza, quindi, non c'è nulla che non funzioni nel film, che diventa risultato di un sapiente impasto contenente tutti gli elementi tipici del cinema di Yimou, impasto che si esprime in maniera dolce ed equilibrata, attraverso le immagini, i suoni e le parole.
Verrebbe da dire che siamo di fronte ad un film perfetto, e forse alla perfezione ci si avvicina davvero. L'unico requisito veramente indispensabile per poter apprezzare l'enorme valore artistico di questo film è accettare e condividere (o quantomeno sopportare) i presupposti ed i canoni dello stile cinematografico orientale. Fatelo, e le porte della città proibita si spalancheranno dinnanzi a voi. Rifiutate, ed allora è inutile sprecare i soldi per il biglietto.

Ma al di là di tutto, con La città proibita, il cinema cinese dimostra ancora una volta di avere tante cose da dire, e di possedere i mezzi, lo stile e la voglia necessari a dirle. E perciò, lunga vita al cinema dagli occhi a mandorla.

Voto: 8,5

lunedì 28 maggio 2007

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