Film MachineLa fidanzata di papà
di Luca Alessandroni
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Il biondo rampollo di Massimo Bondi, stralunato albergatore milanese che vive e lavora a Cortina, sta per avere un figlio dalla fidanzata a Miami. Così, lasciato l'Hotel Ancora nelle mani della zelante direttrice sicula, "cipollino" e tutta la sua famiglia emigrano in America per il lieto evento. Come nasce il pre-cinepanettone, ovvero quel film di metà novembre con protagonisti Massimo Boldi e la sua comicità demenziale, quasi bambinesca? Per raccontare questa storia, si deve cominciare da un recente passato. C'era una volta, non tanto tempo fa, una coppia di attori che recitava felice e contenta, quella formata dal romano d'arte Christian De Sica e dal "cipollino" milanese Massimo Boldi. Dopo innumerevoli Natali passati in vacanza nelle località più glamour del mondo, il sodalizio artistico si rompe: Boldi sbotta, lascia il produttore Aurelio De Laurentiis e firma un contrattone in esclusiva con Medusa; De Sica risponde lanciando accuse al vetriolo. I due, supportati da un parterre di gnocca, si scontrano subito sotto l'albero e Massimo ne esce con le palle rotte; lo spagnoleggiante Olé incassa quasi tre volte meno del più tradizionale Natale a New York che non viene neanche "beccato" dalla solita critica. La sconfitta non va giù al quartier generale Medusa, tanto che Boldi finisce in castigo e l'anno dopo il suo Matrimonio alle Bahamas esce in sala a metà novembre. Quello che sembra il riconoscimento di una disfatta, si rivela la carta vincente per un successo inaspettato che i produttori sperano di ripetere anche in questo fine 2008; il film, vuoi per una controprogrammazione blanda, vuoi per un cast all trash molto televisivo, diventa il decimo incasso della scorsa stagione cinematografica. Più che un film costruito su una primordiale forma di sceneggiatura, La fidanzata di papà sembra un pasticcio di gag grossolane e prevedibili attaccate con lo sputo; non c'è storia, manca la continuità narrativa e i "soliti" personaggi sono la caricatura degli stessi interpreti. Quella che vorrebbe salvare capra e cavoli è l'ostentata leggerezza di fondo, figlia della consapevolezza di non potersi prendere sul serio. Ma stavolta non basta. Sterile come poche la regia di Enrico Oldoini; evanescente il contributo dell'anarchica Simona Ventura, in scena sì e no una quindicina di minuti, un vero e proprio specchietto per le allodole. Voto: 5,5 lunedì 17 novembre 2008 Ogni autore è pienamente responsabile del contenuto delle sue opere. |
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