home  chi siamo  mappa del sito  cerca  link  email  rss  newsletter
NEW
TOP 7
FILM
TV
VIP

Film Machine

La guerra dei fiori rossi

di Andrea Sorcinelli

stampa l'articolo - invia ad un amico

Trama e recensione La guerra dei fiori rossi

Nella strana, rossissima e (per noi) misteriosa Cina della seconda metà del 900, il piccolo Fang viene gentilmente scaricato dai genitori in un asilo che sembra più che altro un campo di concentramento. Qui la sua naturale e sacrosanta indole ribelle, curiosa e intraprendente tipica dell'infanzia si scontra con le più assurde e disumanizzanti regole imposte dalle maestre, orchesse travestite da buone samaritane dispensatrici di educazione.
Un fiore rosso (di carta) in premio a chi rispetta le regole, punizione e pubblica umiliazione ai trasgressori.

La voglia di gridare al capolavoro pervade la visione del metà cinese e metà italiano film di Zhang Yuan, ma resta purtroppo soltanto una voglia che non riesce a trasformarsi in autentica emozione.
Insomma, gli elementi per sfornare un colossale pezzo di storia del cinema non mancavano: cast efficace (soprattutto i bambini, cosa notevole vista l'età), tema piacevolmente impegnato, sconfinata poesia nelle immagini e in diversi frammenti di sceneggiatura e soprattutto un approccio al cinema in qualche modo ingenuamente e genuinamente fresco o quantomeno ben lontano dalla sterile e arrugginita formula occidentale modalità "gira-distribuisci-incassa", uno stile che potremmo definire "dolce neorealismo orientale". Ma c'è qualcosa nell'equazione di emozioni che non torna. Non esiste infatti un tessuto narrativo a mantenere viva l'attenzione dello spettatore. Non c'è tensione e anche le scene più drammatiche si limitano a colpire la sfera intellettuale (per chi ne fa uso) senza riuscire a toccare il profondo, oscuro fiume dell'emotività e far ridere, piangere, rabbrividire chi assiste. La pellicola trasmette perfettamente il suo messaggio, descrivendoci un asilo che è tale solo di nome e che sembra più che altro una baby-caserma e facendoci inorridire di fronte a specifici episodi propri di una meccanica educazione volta a mortificare la creatività e l'individualità fin dalla più tenera età. D'altra parte però, è difficilissimo mantenere viva l'attenzione, quasi impossibile non sbadigliare e non accorgersi della noia che regna (quasi) sovrana. La "poesia a tutti i costi" adoperata in maniera eccessiva e poco coerente, sia a livello registico che recitativo, l'assenza di un benché minimo supporto narrativo in grado di prendere a calci la vicenda e porre nuove domande, una colonna sonora scarsamente incisiva, lentezza e momenti morti a profusione; tutti fattori che affossano un film che appare come un esperimento andato in porto a metà.

All'uscita dalla sala ci si trova un po' stanchi, insonnoliti, impolverati da un sottile strato di noia, come dopo una lunga sessione di studio. Ma proprio come in quel caso, non si esce vuoti o svuotati; il film dà molto a chi voglia e sappia accogliere e lo fa generosamente, ma forse in maniera sbagliata o quantomeno eccessivamente pedante. Peccato, perché le idee e la sensibilità artistica non sono certo cose che mancano a Yuan, e speriamo che abbia modo di dimostrarcelo al più presto.
Concediamogli dunque il suo fiore rosso e applaudiamo lo stesso, perché fare un film del genere, e farlo nella Cina di oggi non è comunque impresa da tutti.

Voto: 7

martedì 20 febbraio 2007

Ogni autore è pienamente responsabile del contenuto delle sue opere.

ADV entertainment by multiplayer.it Ufficio Marketing Tel. 0744/2462113
E-mail: marketing@multiplayer.it
SnifFilm ©2009 Tutti i diritti riservati

Valid XHTML 1.0! Valid CSS!