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Pirati dei Caraibi - La maledizione del forziere fantasma

del Ladro di Biciclette

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Trama e recensione Pirati dei Caraibi - La maledizione del forziere fantasma

Verbinski le prova tutte per rivitalizzare il film di pirati: mescola ironia ed effetti speciali, sposa l'avventura con l'horror, adotta per i suoi eroi un look tra il glamour e il dandy. Soprattutto fa dei pirati una zona di confine tra vivi e morti (e forse è la dichiarazione più consapevole dell'impossibilità di riportare davvero alla vita, fosse pure al cinema, i pirati).

Cos'è allora che non funziona nel film? Forse c'è una maledizione sui (film di) pirati, se persino Polanski s'è incagliato quando ha tentato l'impresa. Forse il film è troppo lungo e ripetitivo nelle strutture. Forse il genere richiede individuazioni più nette e contrapposizioni più forti (qui si respira un'aria di simpatia per chi sta ai margini del sistema, ma né l'istituzione - il commodoro, i militari, il governatore - né i fuorilegge - i pirati - sono polarizzati nel bene o nel male). Come il giovane Will, per metà pirata impulsivo e irrituale, per metà uomo d'onore probo e rispettoso della legge, così è il film: ha simpatia per chi sta fuori dalla norma, ma alla fine riconosce la dignità e l'onestà dei tutori dell'ordine. In particolar modo Verbinski non ottiene mai quella sospensione dell'incredulità che, qualche decennio fa, faceva entrare lo spettatore nell'azione e nell'avventura proiettate sullo schermo. Ma questa è un'altra storia, o forse no, è la stessa: qualcosa che appartiene al passato ed è davvero difficile recuperare.

VOTO: 7

giovedì 14 settembre 2006

Ogni autore è pienamente responsabile del contenuto delle sue opere.

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