Film MachineLa promessa dell'assassino
di Andrea Sorcinelli
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Una giovanissima ragazza perde sangue, molto sangue. E' incinta, ma ormai è spacciata. Una vita che se ne va, un'altra che nasce. L'ostetrica che aiuta la moritura a partorire la piccola superstite non può non cercare di capire. Perché? Come? Ma ogni tanto ci sono affari in cui è meglio non immischiarsi, soprattutto se riguardano la mafia russa. A un paio di anni di distanza da A history of violence e con alle spalle grandi film nemmeno troppo conosciuti come La mosca e La zona morta, David Cronenberg torna a lavorare con Viggo Mortensen e, reclutata la bravissima Naomi Watts, si getta in questa nuova fatica, La promessa dell'assassino (o Eastern Promises, titolo originale decisamente più appropriato). Il film parte subito in quarta. Senza perdere tempo in futili preliminari, si costruisce l'atmosfera in poche inquadrature: secche, violente, sanguigne e sanguinolenti. Dopo le prime scene, un groppone si piazza prepotentemente nello stomaco, deciso a restarci fino alla fine. Poi però, l'ingresso del personaggio di Naomi Watts, con la sua vita calma, monotona e dolcemente malinconica abbassa improvvisamente il ritmo della narrazione. E l'intero film diventa un giostrarsi tra i due momenti: quello terribile e spietato della mafia russa di Mortensen (capace comunque di abbandonarsi, da buona tradizione di picciotti, ad atteggiamenti melensi e nostalgici) e l'altro più dimesso e appartato della Watts, ragazza comune tra gente comune. Ad unire e far scontrare i due mondi, una bambina che non sarebbe dovuta nascere. Cronenberg gioca con la macchina da presa con una maestria disarmante. Il suo stile è essenziale ma poetico al tempo stesso. La regia è pulita, semplice, meravigliosamente efficace. Tutto, dalla componente artistica a quella meramente tecnica, appare etereo, leggero, quasi inconsistente. Ma la morbidezza con cui Cronenberg delinea il suo film affoga in vari momenti nel sangue della più disinibita violenza, ostentata senza veli alcuni di fronte agli occhi dello spettatore. E si rimane stravolti, emotivamente e fisicamente, di fronte alle dinamiche psicologiche e fisiologiche dei protagonisti. Questo riguarda soprattutto Nikolai, emblematico personaggio interpretato da un Viggo Mortensen incredibile, espressivo e allo stesso tempo impassibile come non mai. Ma non tutto è perfetto. In effetti, triste a dirlo, appare un pochino sotto tono Naomi Watts; non che lei non sia brava, ma il suo personaggio non è stato sfruttato a dovere e, di fatto, più che altro agisce da contraltare e da motore dell'azione che vede come indiscusso protagonista Nikolai. Ne La promessa dell'assassino Cronenberg riesce a fare ciò per cui il Cinema è nato; lui non ci vuole dire cosa sia la mafia russa o come funzioni, non gli interessa dipanare complessi meccanismi gerarchici. Semplicemente, ce la fa vivere. Sulla nostra pelle, senza troppi perché. Si affaccia allo schermo e dice: "Signori, questa è la mafia". Raramente capita di provare una simile angoscia, inquietudine, claustrofobia di fronte a scene di violenza fisica o psicologica. E il bello è che Cronenberg riesce a fare tutto questo senza spingere sull'acceleratore, ma solo facendoci vedere la realtà attraverso quel magico filtro che è proprio del Cinema. Voto: 8,5 lunedì 17 dicembre 2007 Ogni autore è pienamente responsabile del contenuto delle sue opere. |
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