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Lady in the water

di Stefano Montini

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Trama e recensione Lady in the water

Cleveland, custode di un condominio, scopre nella piscina Story, una creatura che viene dal Mondo Azzurro. Story sta cercando un uomo, il suo tramite, cui dovrà predire il futuro. Ma sulle sue tracce c'è un mostro che la vuole uccidere.

Gli uomini hanno smesso di comunicare; manca una relazione tra le persone. Il condominio è abitato da tanti nuclei sconosciuti tra loro. Non vengono mai mischiati. Sono estremamente statici: alcuni personaggi non si vedono mai muovere. Ognuno viene presentato con una singola inquadratura. Le informazioni non sono mai dirette; la storia viene raccontata dalla signora cinese a Cleveland attraverso la figlia. Poi Cleveland può fare domande a Story solo tramite la ragazza indiana.
Ma soprattutto gli uomini non conoscono più loro stessi. Ogni persona ha uno scopo, ma spesso non è in grado di capire quale. Solo una volta messo in contatto con gli altri lo può trovare. Non a caso il film non esce mai dal palazzo dove abitano neri, messicani, cinesi, indiani. Il vecchio "regno lontano lontano" è oggi un condominio con piscina; tutto il mondo compresso in appartamenti.
Quando tutti gli uomini sono finalmente uniti allora il fato si può compiere, la leggenda può arrivare al suo epilogo. La voglia di credere anche dello spettatore è fortissima. Shyamalan carica emotivamente ogni scena del secondo tempo, così i personaggi stagliati nel buio della notte sotto la pioggia sembrano eroi antichi.

E' difficile appassionarsi subito al film. La favola comincia ancora prima che tutti gli abitanti del condominio vengano presentati. Il regista cerca di fare qualcosa di molto ambizioso: "liberare" la storia e farla sembrare vera; quindi non un film che deve sembrare credibile, ma una leggenda che diventa possibile. Ha bisogno di tutta la durata della pellicola per riuscirci, e del sacrificio del personaggio del critico cinematografico che non è assolutamente all'altezza di capire cosa stia succedendo.
Ma una volta che si è imparato ad apprezzare le lunghissime inquadrature di Shyamalan, ogni complicazione alla trama è un prolungamento del piacere.

Voto: 8,5

sabato 30 settembre 2006

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