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Leoni per Agnelli

di Andrea Sorcinelli

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Trama e recensione Leoni per Agnelli

Un alto funzionario americano annuncia gioioso l'inizio di una "nuova strategia" per vincere la guerra in Afghanistan. Un'acuta giornalista lo ascolta e rabbrividisce di fronte alle sue parole. Un professore universitario che la sa lunga cerca di convincere un brillante ma svogliato studente a costruirsi responsabilmente la sua vita. Una missione mal improvvisata in Afghanistan finisce con un elicottero abbattuto e due soldati che rischiano la vita. Ad unire il tutto, un'America che non sa più come recuperare se stessa dall'oblio dell'ignavia.

Robert Redford torna alla regia con Leoni per Agnelli, film impegnato che tenta di definire un affresco degli USA militareschi di oggi. La sceneggiatura è volutamente frammentata, divisa in tre filoni narrativi destinati a non trovare mai un incontro se non nella cornice socio-militare che li racchiude. Volendo analizzare questo film, che deve tantissimo al testo e alle prestazioni degli attori e poco al resto, possiamo dire che abbiamo al centro di tutto il fenomeno: "Stati Uniti impegnati in una guerra lunga sei anni che non soddisfa nessuno". Intorno a tale nucleo orbitano i diversi punti di vista: quello dell'uomo in doppiopetto che la guerra la dirige comodamente seduto su una poltrona in pelle; quello della giornalista coscienziosa che si sente in colpa per contribuire alla presa in giro che i media esercitano sulla popolazione; e quello del professore, emblema di quella classe intellettuale che, sebbene sia forse l'unica ad avere un'idea più o meno chiara di come stiano andando le cose, non riesce a farsi ascoltare seriamente da nessuno. E infine i giovani. Quelli che pur di realizzarsi sono disposti a partecipare ad una guerra che sanno essere insensata e quelli che reagiscono al marciume del sistema con l'apatia e l'estraniamento.
Redford gioca con discreta abilità con questi archetipi e, complice l'ottimo lavoro svolto da tutto il cast, riesce a coinvolgere e stravolgere lo spettatore pur avendo scelto uno stile registico-narrativo quasi documentaristico, spoglio ed essenziale. Il problema di Leoni per Agnelli è che sembra irrimediabilmente parziale ed incompleto. Sì perché da una parte Redford sembra voler tracciare un disegno generale della situazione, dall'altra coinvolge solo pochi, limitati punti di vista. Inoltre, non si può parlare di una vera e propria narrazione in quest'opera, ma di una serie di "affreschi", molti dei quali visivamente statici e a primo acchito poco accattivanti. E' chiaro, ad ogni modo, che a Redford il puro intrattenimento interessa fino ad un certo punto.

In conclusione, Leoni per Agnelli è un'ottima opera che riesce a prenderci tutti per le budella, a sbatterci in faccia l'urgenza di una situazione che non può aspettare. Una visione disillusa ma speranzosa, che si rivolge soprattutto ai giovani ai quali provocatoriamente chiede: "Voi cosa farete?". Un raro esempio di come il Cinema possa essere uno dei più utili strumenti di divulgazione e, allo stesso tempo, una rumorosa sveglia per il pubblico.

Voto: 8

domenica 30 dicembre 2007

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