Film MachineLussuria - Seduzione e tradimento
di Andrea Sorcinelli
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Cina, 1942. La seconda guerra mondiale è arrivata anche qui. I giapponesi schiacciano col pugno di ferro una nazione affogata nel fango e nella povertà. Nel marasma della situazione politica e militare, ognuno gioca la sua parte. Mr. Yi fa parte del governo collaborazionista cinese e stermina ogni giorno quanti più membri della resistenza riesce a trovare. Wang Jiazhi è una giovanissima studentessa e Kuang Yu-Min è un'idealista che decide di raccattare un gruppo di ragazzi, tra cui Wang, per uccidere Mr. Yi. Wang diventa la chiave di volta dell'operazione, ma passione e lussuria sono dietro l'angolo. Ang Lee era riuscito a stupire tutti e scandalizzare qualcuno con il rapporto omosessuale tra i due cowboy de I segreti di Brokeback Mountain, e ora tenta il raddoppio con una storia tutta orientale. La formula è, nelle sue linee generali, più o meno la stessa: la lunga storia di un rapporto insolito e tormentato che elegge l'incontro sessuale a fulcro dell'unione, al tempo stesso fonte di gioia e disperata ingordigia passionale. E come nel suo film precedente, Lee dimostra di avere quantomeno una certa attrazione per la fisicità e la sessualità perversa trasposta sullo schermo. Ma qui forse si esagera un po'. In effetti le scene di sesso, nemmeno troppo numerose anche se esplicite al limite del pornografico, diventano l'essenza stessa del film, la sua linfa vitale, quasi l'unica ragion d'essere dell'opera. E Lee si è preso un po' troppo tempo. La narrazione viene stirata oltre i suoi limiti naturali, come burro spalmato su troppo pane, quasi a cercare a tutti i costi una profondità che, se non assente, comunque non è così intensa da giustificare i lunghi tempi che si concede il regista. Complice un cast buono ma non brillante (protagonisti compresi) si ha costantemente l'impressione che il film non riesca a decollare, che non riesca mai a buttarsi in uno dei settori che timidamente indaga: non diventa mai un disturbante e perverso racconto erotico, non diventa mai una struggente e impossibile storia d'amore, non diventa mai una spy story in gonnella e non diventa mai nemmeno una fotografia storica colma di denuncia per crimini commessi. Lee non si sbilancia, quasi come se si chiedesse che forma dare alla sua opera proprio mentre la realizza, finendo per non dargliene alcuna. Accanto a questa mancanza strutturale, di per sé non certo negativa, troviamo un'eccessiva prolissità e una sorta di appiattimento emotivo. Probabilmente una scelta voluta, Lee non sottolinea nulla. Si limita a narrare, col suo solito stile registico a volte sobrio in maniera disarmate altre volte cinetico e tormentato. Ma perché questo tipo di gioco riesca, bisogna avere un'ottima sceneggiatura e attori stratosferici. E non è questo il caso. Un coraggioso esperimento che molti già amano e che fa sicuramente onore ad Ang Lee, ma che si perde nei suoi intenti e può ritenersi compiuto solo per metà. Voto: 6,5 domenica 6 gennaio 2008 Ogni autore è pienamente responsabile del contenuto delle sue opere. |
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