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Match Point

di Stefano Montini

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Trama e recensione Match Point

Nella vita non serve il talento, ma la fortuna.
Su questa idea il film si basa e si evolve. Solo che il nostro protagonista distorce per sé questa frase. Butta (anzi ha già buttato prima dell'inizio del film) il proprio talento di tennista per paura o per poca voglia e preferisce affidarsi alla fortuna; ma non quella cieca, quella che lui si crea. E' così che in pochissimo si sposa con la figlia di un uomo importante che gli dà un lavoro di primo livello. Tutti i problemi nascono da una donna che si mette tra loro. Lui è travolto dalla passione. Poi è tutto un gran gioco del caso.

Insomma il destino è oscuro, strano, in un certo senso comico, ma soprattutto non manovrabile. Soprattutto è ingiusto. Allen non è mai stato un ottimista. Diciamo un disilluso sfortunato. Quando tutto fa sembrare che l'assassino non abbia più scampo (si accusa anche da solo), di colpo tutto finisce bene. Lascia una sensazione terribile. Il regista carica tutta l'ultima parte della pellicola in un modo pazzesco, esagerato. Tensione prolungata. Alcune scene sono al limite del grottesco.
I tempi sono un po' eccessivi. Il film dura più di due ore e alla conclusione si arriva stanchi, trafitti dalla suspense.

Un'opera un po' retrò come al solito tra musica classica e quadri, distaccata dalla realtà comune, ma attenta all'umanità, restando più su un lato filosofico che su uno pratico.
Ma Allen è (di nuovo) questo.

Voto: 8

lunedì 14 agosto 2006

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