Dopo quindici anni di carcere, il ragioniere Leofonte, pentito e riverito, è pronto a tornare in libertà. Ma quelli della famiglia Scalia, mafiosi brutti e cattivi come pochi, non sono troppo d'accordo, soprattutto perché il ragioniere ha rubato una gran bella somma di denaro agli Scalia. Come al solito, in mezzo ci finisce la polizia e, soprattutto, gente estranea ai fatti, più o meno innocente.
A dodici anni di distanza dal precedente Palermo - Milano solo andata, Claudio Fragasso decide che forse è ora di pagarsi pure il ritorno e ritira fuori dagli scaffali impolverati personaggi, storia, e attori per confezionare Milano Palermo - Il ritorno. E così troviamo di nuovo Raoul Bova e Ricky Memphis accanto al divino Giancarlo Giannini ad impersonare, rispettivamente, due impavidi poliziotti e un oscuro ragioniere mafioso pentito.
Ciò che ne risulta è un film che cerca di essere un kolossal ma che sa troppo di televisione, problema questo che sembra essere una vera e propria piaga del Cinema italico di recente fattura.
La sceneggiatura è sicuramente ben scritta e ottimamente sviluppata, e garantisce un procedere narrativo fluido e dinamico. Sopra banalità e scontatezze ormai irrinunciabili nel panorama del Cinema romano, gli autori sanno spennellare qua e là tocchi di poesia e innovazione stilistica che, per un poliziesco all'italiana, non guastano certo. L'interpretazione poi è semplicemente meravigliosa, con un immenso Giannini che svetta su tutti gli altri, comunque bravi a dovere. Ma i lati positivi, a grandi linee finiscono qui. Perché tutto il resto non è Cinema, è televisione. Da una regia priva di mordente e di ricerca stilistica, al montaggio veloce, industriale e costruito alla rinfusa, ad una fotografia semplicemente orribile, con cieli bianchi e immagini tremendamente piatte, tutto sa di piccolo schermo. Il film mostra il fianco soprattutto nelle scene d'azione, che per quanto ben orchestrate a livello sceneggiativo, sono girate veramente male e incapaci di dare allo spettatore il giusto senso di suspense. Insomma, come sempre più spesso accade in Italia, il Cinema sembra essersi ritirato in una fredda ed oscura cripta per lasciare spazio a quella sua cugina minore, bruttarella e di facili costumi, che è la televisione. Il Cinema è arte, ricerca, a volte persino scomodità. Lo spettatore cinematografico non vuole sempre essere cullato e coccolato dal film, ma a volte anche sbattuto, preso in giro, schiaffeggiato. Il cinefilo alza il sedere, va al cinema e si abbandona al film. La televisione è diversa; la televisione deve allietare le fredde serate d'inverno in cui famiglie intere si raccolgono davanti al loro schermo piccolino e tanto carino. Ma la televisione è anche veloce. Le cose si fanno con rapidità e scarsa cura per i dettagli perché, forse ancor più del Cinema, la televisione è industria prima che arte.
E se all'estero la televisione si avvicina, qualitativamente parlando, agli standard cinematografici, da noi è il contrario. E Milano Palermo - Il ritorno è un ottimo esempio di questo triste fenomeno.
Intendiamoci, non è un brutto film, assolutamente. E' coinvolgente e a molti potrà piacere. Magari anche tanto. Ma non è roba che si ricorda. Non è toccante, non è incisivo. Insomma, non venitemi a dire che è Cinema, per favore.
Voto: 6,5
sabato 1 dicembre 2007
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