Film MachineMilk
di Stefano Montini
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Gli ultimi anni di Harvey Milk, primo gay dichiarato ad assumere una carica pubblica negli Stati Uniti. La vita pubblica, la vita privata, la tragica fine. La vera storia di Harvey Milk e del variopinto movimento omosessuale avrebbe fatto a cazzotti con lo stile che Gus Van Sant ultimamente ci aveva proposto. Infatti Milk si distingue per semplicità visiva e rapidità narrativa, lasciando tutto il lavoro in mano agli attori. Le numerose immagini d'archivio (non si capisce mai bene quali siano reali e quali no) rivelano una forte attenzione alla veridicità dell'opera e a luci ed ombre del consigliere comunale Milk; è altresì vero che ogni tanto la biografia sfocia nell'esaltazione, ma questo è il prezzo da pagare ad un personaggio così importante. Una delle qualità di Van Sant è quella di riuscire a fare film anche con attori non professionisti; per cui non c'è da stupirsi di cosa sia riuscito a tirare fuori da un cast blasonato: Sean Penn è eccezionale, Emile Hirsch e James Franco vanno oltre ogni aspettativa. I titoli di coda, che mettono a confronto attori e personaggi reali, non fanno altro che testimoniare la perfezione delle metamorfosi. "Rappresentano entrambi delle minoranze ed entrambi hanno avuto opinioni forti", ecco come il regista Van Sant paragona Milk ad Obama. Ora bisogna solo vedere se il film uscirà vittorioso dalla notte degli Oscar (ha ricevuto otto nomination) tanto quanto il neopresidente dalle elezioni. Voto: 7,5 domenica 25 gennaio 2009 Ogni autore è pienamente responsabile del contenuto delle sue opere. |
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