Film MachineMio fratello è figlio unico
di Andrea Sorcinelli
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Anni '60. Nella disastrata e disastrosa provincia romana vivono due fratelli tanto diversi quanto simili. L'uno fascista l'altro comunista ma, in fondo, entrambi desiderosi di vivere e lottare per farsi valere senza lasciarsi sfruttare dalla emergente classe industriale. Il confronto-scontro appare inevitabile. Ecco un altro film emblematico. La nuova "fatica" di Daniele Luchetti, infatti, ci pone dinnanzi ad un'ennesima annosa questione riguardo al mondo dell'arte: può un solo elemento di un'opera artistica influenzarne in maniera determinante il risultato? La risposta che fornisce Mio fratello è figlio unico è sì. Nella fattispecie, con questo film abbiamo la dimostrazione di come una regia orrenda e un montaggio totalmente sgrammaticato possano rovinare e vanificare anche il film più bello che si possa immaginare. In effetti, la sceneggiatura si presenta, almeno nelle sue linee guida, ispirata ed ispiratrice, ben costruita e scorrevole. Insomma, un piccolo gioiellino di carta e parole. Ma quando poi si passa alle immagini, è la più completa catastrofe. Se si esclude il cast, che lavora bene e trasmette sempre la giusta carica emotiva, tutto il resto è penoso. La regia di Luchetti è quanto di più orrendo e immaturo si possa immaginare. Ci piacciono le inquadrature con tagli strani, movimentate e "sporche"; ma anche se si sceglie questa modalità espressiva non significa che non debba esserci uno stile di fondo, una ragion d'essere di ogni inquadratura. E invece il buon regista nostrano sembra non sapere nemmeno cosa sia una macchina da presa; se la rigira confuso tra le mani cercando di capire da che parte sia l'obiettivo e così nel frattempo, se capita, riprende qualcosa da qualche prospettiva. Questo è l'effetto che dà guardare le terribili immagini del film. Il montaggio poi sembra essere stato eseguito completamente a caso da qualcuno gravemente affetto dal morbo di Parkinson. Un taglio qui, un taglio là, a seconda dei tremori della mano, ed il film è bell'e pronto. Vogliamo poi parlare del sonoro? Un audio di presa diretta così scadente non si sente da tempo in una sala cinematografica. Va bene (?) che in Italia vogliamo (??) fare le cose in maniera più artigianale ed "artisticamente grezza" che nel resto del mondo, ma qui si tratta di pura e semplice ignoranza ed impreparazione tecnica. Persino un ragazzino di 14 anni con la telecamera del cellulare (senza nulla togliere ai ragazzini di 14 anni e alle telecamere dei cellulari) avrebbe saputo fare molto di meglio. E' davvero un peccato dover parlar così male di un film che poteva essere un'opera d'arte. Sì perché le idee, a livello di sceneggiatura quantomeno, non mancano e non sono neppure brutte. Anzi. Quando la regia di Luchetti non infierisce più di tanto sul film si riesce pure a seguire abbastanza bene e ritrovarsi piacevolmente coinvolti. Poi però arriva a tradimento un cambio scena buttato nella mischia a casaccio oppure un'inquadratura che ti ci vogliono 30 secondi per capire che diavolo passi per lo schermo ed ecco che la magia finisce e ti ricordi che cosa stai guardando. Non vogliamo però demonizzare questo film. No perché non è giusto che l'incapacità di alcune persone pregiudichi il lavoro attento e sentito di altre. Date la sceneggiatura in mano a qualcun altro e rigirate il film, noi aspettiamo. E nel frattempo, un minuto di silenzio per il cinema italiano "di punta", che con questo film dimostra ancora una volta di non sapere nemmeno cosa sia la cultura dell'immagine. Voto: 6 martedì 22 maggio 2007 Ogni autore è pienamente responsabile del contenuto delle sue opere. |
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